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18/11/2017 15:06
Home Articoli AMBIENTE Le `straordinarie` misure in materia di risorse idriche e di protezione dell`ambiente, di cui al decreto-legge 208/2008, convertito, con modificazioni e integrazioni, in legge 28.2.2009, n. 13

Le `straordinarie` misure in materia di risorse idriche e di protezione dell`ambiente, di cui al decreto-legge 208/2008, convertito, con modificazioni e integrazioni, in legge 28.2.2009, n. 13

A. Pierobon (La Gazzetta degli Enti Locali 9/3/2009) - Maggioli Editore

Si richiama il nostro precedente intervento, sempre su questa rubrica, titolato `Rompicapi ambientali di fine anno in materia ambientale: prime annotazioni` col quale venivano segnalati (e brevemente commentati) diversi provvedimenti normativi di “fine anno”, ad eccezione dei seguenti:

  • il d.m. 22 ottobre 2008 (in G.U. n.265 del 12 novembre 2008) relativo alla gestione delle cart. cce esauste di toner per stampanti laser, cart. cce esauste di stampanti a getto di inchiostro e cart. cce di nastri per stampanti ad aghi;
  • il d.P.C.M. 2 dicembre 2008 (in G.U. n.294 del 17 dicembre 2008, suppl. ord. 278) che riguarda il MUD (modello unico di dichiarazione ambientale);
  • il d.lgs. 20 dicembre 2008, n.188 (in G.U. n.283 del 3 dicembre 2008, suppl.ord. 268/L) attuativo della direttiva 2006/66/CE concernente pile, accumulatori e relativi rifiuti;
  • il d.m. 18 dicembre 2008 (in G.U. n.1 del 2 gennaio 2009)sulle nuove norme in materia di incentivazione della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili col quale decreto si dà attuazione a quanto previsto dall`art. colo 2, comma 150, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (c.d. legge Finanziaria 2008).

In effetti, in quella sede, venivano rassegnati i seguenti provvedimenti legislativi:
1) il decreto-legge 30 dicembre 2008, n.208, recante `misure straordinarie in materia di risorse idriche e di protezione dell’ambiente`, per la quale conversione è stato presentato dal Governo il disegno di legge n. 1306 Senato;
2) l’art. 4-quinquies della legge 30 dicembre 2008, n.205, relativamente alla `Semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese agricole`;
3) la legge 30 dicembre 2008, n.210, di conversione del decreto-legge 6 novembre 2008, n.172, recante `Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania, nonché misure urgenti di tutela ambientale`.
Il prefato decreto legge n.208/2008 è stato ora convertito, con rilevanti modificazioni e integrazioni, nella legge 28 febbraio 2009, n.13 (in vigore dall’1/03/2009), il che ci impone di fornirne in part. qua un seppur breve aggiornamento.
Pervero, il provvedimento di cui trattasi non risulta immune da valutazioni circa la sua scarsa qualità e fattura legislativa, tanto che il Comitato per la legislazione ha avuto modo (in sede di parere per la conformità ai parametri stabiliti dall’art. colo 16-bis e 96-bis del Regolamento) di evidenziare diverse osservazioni critiche in ordine al profilo dell’efficacia del testo per la semplificazione e il riordinamento della legislazione vigente, nonchè sotto il profilo della chiarezza e della proprietà di formulazione.
Rimane ferma l’osservazione anzitempo evidenziata, secondo la quale il passe part. ut di certune modificazioni normative, e della vis compulsava (di contenuto e di forma) sia essenzialmente costituito da:

  • ragioni (più o meno) di urgenza e/o emergenziali (circoscritte e non);
  • ragioni di semplificazione;
  • soprattutto (e sostanzialmente), da interessi economici, vieppiù messi alla prova in questo periodo di aspra crisi economica.

Su quest’ultima considerazione di indole economica vedasi, espressamente, quanto è stato affermato nel corso del dibattito parlamentare dal sottosegretario di Stato, A.GIORGETTI, relatore del provvedimento, il quale ha evidenziato che "vi sono anche fattori di natura congiunturale, legati anche all`attuale situazione economica, che hanno indotto il Governo a sollecitare le Camere ad esaminare speditamente in questi primi mesi di legislatura prevalentemente testi legislativi di provenienza governativa, e come da questo derivi inevitabilmente una pressione emendativa delle forze parlamentari sugli stessi provvedimenti urgenti del Governo" così nel resoconto del Comitato per la legislazione (17 febbraio 2009).

Con l’art. 1 (Autorità di bacino di rilievo nazionale): viene modificato l’art. 170 (norme transitorie) del d.lgs. 152/2006 nella part. riguardante la soppressione delle Autorità di Bacino di cui alla legge 18 maggio 1989, n.183, onde garantire la continuità operativa e la loro funzionalità: questi Enti vengono quindi mantenuti in essere fino alla compiuta attuazione della disciplina da realizzarsi con il previsto d.P.C.M. (art. 63, comma 2, del d.lgs. 152/2006). Nel frattempo vengono fatti salvi gli atti assunti dalle autorità di Bacino, sempre nel frattempo non trova applicazione l’art. 74 del decretolegge 25 giugno 2008, n. 112, come modificato dalla legge 6 agosto 2008, n.133.
I Piani di gestione di cui all’art. 117 d.lgs. 152/2006 (che recepisce l’art. 13 della direttiva quadro sulle acque, 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000) vanno adottati entro il 22/12/2009 , in tal senso le autorità di bacino di rilievo nazionale entro il 30/06/2009 coordinano i contenuti e gli obiettivi dei piani, eccetera. E’ previsto un decreto Ministero ambiente entro 60 gg. (dall’01/03) per dettare linee guida per l’adozione e l’attuazione dei piani di gestione con criteri di uniformità ed equità sul territorio nazionale. Fino alla data in vigore del suindicato d.P.C.M. non si applicano le disposizioni relative al ripart. di fondi per la difesa del suolo.

Art. 2 (danno ambientale).
Con riferimento ai siti contaminati di interesse nazionale, viene istituita una procedura alternativa di risoluzione stragiudiziale relativa alla spettanza e quantificazione degli oneri relativi:
a) alla bonifica;
b) al ripristino di aree contaminate;
c) al risarcimento del danno ambientale (art. 18 legge 8 luglio 1986, n.349 e art. 300 d.lgs. 152/2006);
d) ad altri eventuali danni azionati in relazione ai fatti oggetto della transazione.
Questa nuova procedura prevede la facoltà del Ministro dell’Ambiente (sentiti l’ISPRA e la COVIS) di stipulare con imprese pubbliche o private una transazione che vuole essere "globale" e "definitiva" sulle vicende pendenti.
Però questo aspetto di “irreversibilità” della transazione ha suscitato, le lamentazioni di associazioni ambientaliste e regioni, poiché in tal modo verrebbe impedito "a cittadini, istituzioni territoriali ed associazioni ambientaliste di rivalersi su chi ha inquinato sulla base di una quantificazione certa sia dei guasti causati dall’inquinamento che dei costi reali della bonifica" .
Lo schema del contratto di transazione di cui trattasi va concordato con le imprese interessate e va comunicato a regioni, province e comuni oltre che reso noto alle associazioni ed ai privati interessati con idonee forme di pubblicità al fine di consentire loro di far pervenire note di commento entro 30 giorni dalle comunicazioni e pubblicazioni.
L’avvocatura dello Stato rilascia un parere sugli schemi di transazione e l’amministrazione indice una conferenza di servizi decisoria per acquisire e comporre gli interessi di cui ciascuno risulti portatore (art. 14-ter della legge 7 agosto 1990, n.241 in quanto applicabile).
Indi il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministero dell’Ambiente, autorizza la stipula del contratto di transazione già sottoscritto per accettazione da part. dell’impresa.
I proventi derivanti dalle transazioni costituiscono risorse per le finalità che saranno previamente individuate da quel dicastero di concerto con quello dell’Economia.
Sono fatti salvi gli accordi transattivi già stipulati nonché gli accordi transattivi attuativi di accordi di programma già conclusi a tale data.
La stipula della transazione comporta anche la facoltà di utilizzare i terreni o singoli lotti o porzioni degli stessi, in conformità alla loro destinazione urbanistica, qualora l’utilizzo non risulti incompatibile con gli interventi di bonifica, alla luce del contestuale decreto direttoriale di approvazione del progetto di messa in sicurezza e di bonifica del suolo e della falda, e sia funzionale all’esercizio di un’attività di impresa e non contrasti con eventuali necessità di garanzia dell’adempimento evidenziate nello schema di contratto.
La competenza per l’avvio delle procedure sulla riparazione e risarcimento del danno ambientale della part. VI del d.lgs. 152/2006, ove la somma risulti superiore ai 10 milioni di euro è del Ministro dell’Ambiente, mentre per le somme uguali o inferiori è dirigenziale. Rimane ferma la disciplina degli art. .14 e 16 del d.lgs. 30 marzo 2001, n.165.

Art. 3 (Funzionalità dell’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Estensione delle funzioni del collegio dei revisori dell’APAT).
L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, ISPRA (art. 28 d.l. n.112/2008 convertito, con modificazioni, dalla legge n.133/2008) fagocita l’APAT, l’ICRAM e l’INFS i quali sono soppressi dall’01/03/2009, "per assicurare la funzionalità di base" oltre che per evitare di mettere a rischio una part. rilevante delle attività ausiliarie di carattere tecnico del Ministero Ambiente viene autorizzata l’assunzione del personale a tempo indeterminato e la prosecuzione delle prestazioni di collaborazione e del prefato personale fino al 30 giugno 2009. In ogni caso le procedure assuntive in parola devono essere concluse entro il 31/12/2009. Infine, dall’01/03 il collegio dei revisori dell’APAT esercita le funzioni anche per i corrispondenti organi dell’ICRAM e dell’INFS.

Art. 4 (Continuità operativa della commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale).
La Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale (meglio conosciuta con l’acronimo Commissione V.I.A.-V.A.S. di cui all’art. 9 del d.P.R. 14 maggio 2007, n.90) strategica per le infrastrutture, impiantistica, grandi opere, eccetera, abbisogna di risorse finanziarie certe e adeguate per poter celermente ed efficacemente operare, in tal senso vengono qui previste determinate misure di anticipazione e di allocazione di risorse.
Ai fini di assicurare l’efficiente svolgimento dei compiti e la pienezza delle funzioni della Commissione i componenti “pubblici” vengono posti in posizione di comando, distacco o fuori ruolo, conservando il diritto al trattamento economico in godimento oppure ricorrendo all’art. 53 del d.lgs. 30/03/2001, n.165.

Art. 4-bis (Continuità operativa della Commissione istruttoria per l’autorizzazione ambientale integrata – IPPC ).
Le disposizioni semplificatorie per l’utilizzo dei fondi di cui al precedente art. colo 4, comma 1, si applicano anche alla commissione IPPC.

Art. 5 (Tariffa per lo smaltimento dei rifiuti urbani. Disposizioni in materia di adeguamento delle discariche nonché di modello unico di dichiarazione ambientale).
Qui viene ancora prorogato il passaggio dalla tarsu alla tariffa (erroneamente denominata di “smaltimento”). Si prevede poi al comma 2 che la disposizione sull’assimilazione venga attuata con un ulteriore slittamento di 6 mesi (quindi dagli iniziali 12 mesi a 18). Ove il previsto decreto (regolamentare) di cui all’art. 238, comma sesto del d.lgs. 152/2006 non venga adottato entro il 30/06/2009 i Comuni che intendono adottare la tariffa ( si attenziona sulla denotazione dell’acronimo T.I.A. in tariffa integrata ambientale, contraddicendo la rubrica dell’art. colo, la precedente dominazione di tariffa igiene ambientale T.I.A.) possono farlo utilizzando le disposizioni legislative e regolamentari vigenti.
Fermo poi quanto previsto dall’art. 199 del d.lgs. 152/2006, relativo ai piani regionali di gestione dei rifiuti, viene prorogato al 30/06/2009 il regime transitorio dell’art. 17 del d.lgs. n.36/2003.
Il Presidente di una regione o di una provincia autonoma può (entro il 15/03/2009) motivatamente chiedere al Ministero dell’ambiente, limitatamente alle discariche di rifiuti inerti o non pericolosi, che tale termine sia ulteriormente prorogato, al massimo, al 31/12/2009 (con efficacia dall’01/07/2009). Il Ministero decide sulla richiesta, previa valutazione tecnica della documentazione prodotta.
Il CONAI acquisisce da tutti i soggetti che operano nel settore degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggi i dati relativi al riciclaggio e al recupero degli stessi. Inoltre, la Autorità di vigilanza sulle risorse idriche e sui rifiuti chiamata a pronunciarsi sulle richieste dei produttori che non intendono aderire al CONAI,bensì organizzare un proprio sistema autonomo (ex art. 221, comma 3, lett.”a” d.lgs. 152/2006) deve esprimersi sulla base dei necessari elementi di valutazione forniti dal CONAI. Però secondo l’Antitrust tanto "potrebbe ostacolare l’introduzione di quelle dinamiche concorrenziali auspicate dall’Autorità".
Il M.U.D. (modello unico di dichiarazione ambientale) previsto per la presentazione nel 2009 (d.P.C.M. 2/12/2008) sarà utilizzato per la presentazione al 2010, rimane valido quindi il modello previgente.

Art. 6 (Rifiuti ammessi in discarica).
Viene confermato che la non ammissione in discarica di rifiuti con potere calorifico maggiore di 13 mila kJ/kg prevista dall’art. 6, comma 1, lett. p), del d.lgs. 13 gennaio 2003, n.36 viene ad essere ulteriormente spostata fino al 31/12/2009.
Peraltro, quale ulteriore elemento giustificante la scelta di prorogare siffatto conferimento allo smaltimento, viene addotta la non presenza di impianti di termovalorizzazione adeguati a gestire il surplus di rifiuti derivante dalla mancata ammissibilità in discarica dei predetti rifiuti. La visione sembra assumere uno scenario che si muove tra il solo smaltimento ed il solo recupero energetico…..
Fatto salvo l’art. 181-bis (materie, sostanze e prodotti secondari) del d.lgs. 152/2006 , a condizione che siano rispettate le disposizioni in materia di tutela della sicurezza dei lavoratori, di prevenzione incendi e le norme in tema di protezione dell’ambiente e della salute, fino all’01/03/2010 si considerano destinati in modo effettivo ed oggettivo all’utilizzo nei cicli di consumo e di produzione ai sensi del d.m. 5/02/1998, le materie, le sostanze ed i prodotti secondari stoccati presso gli impianti autorizzati alla gestione dei rifiuti in base alle vigenti norme ambientali, che effettuano una o più delle operazioni di recupero dei rifiuti provenienti dalla raccolta differenziata urbana o da raccolte dedicate di rifiuti speciali recuperabili in cart. e cart. ne, vetro, plastica e legno.
I quantitativi stoccati non possono comunque superare la capacità annua autorizzata dell’impianto o, in mancanza della stessa, la potenzialità dell’impianto.
Permane la disposizione che consente il conferimento in discarica di certuni rifiuti, con sollievo per taluni soggetti istituzionali e per molte società pubbliche e private (anche gestori di servizi pubblici) che hanno utilizzato questa (sempre derogatoria) possibilità per dare sbocco ai loro rifiuti, stante l’assenza di concrete e prossime (o più economiche) alternative impiantistiche (di recupero o di incenerimento).
In buona sostanza, è stata introdotta una presunzione ex lege di effettivo e oggettivo utilizzo delle sostanze, materie e prodotti stoccati presso gli impianti autorizzati (anche perché le difficoltà del mercato del recupero sono evidenti: si veda altresì quanto dispone l’art. 9-bis della legge 30/12/2008, n.210) al fine di evitare che il loro perdurante stoccaggio, e quindi la loro non immissione nell’utilizzo (secondo le condizioni dianzi indicate) diventino elementi caratterizzanti (soprattutto secondo la giurisprudenza comunitaria e pure l’art. 6 della nuova direttiva rifiuti 2008/98/UE) l’esistenza di un rifiuto, con le comprensibili conseguenze.

Art. 6-bis (Disposizioni in materia di acque potabile).
Tra le finalità del fondo di cui alla L.F. 2007 disposto a favore della potabilizzazione, microfiltrazione e dolcificazione delle acque di rubinetto, del recupero di acque meteoriche e delle permeabilità dei suoli urbani viene inserita, per incentivare la fruizione dell’acqua da rubinetto, anche la naturalizzazione (novellando il comma 1284-bis dell’art. 1 della L.F. 2007 ovvero la legge 27/12/2006,n.296).

Art. 6-ter (Normale tollerabilità delle immissioni acustiche).
La questione della "normale tollerabilità" di cui all’art. 844 (Immissioni) del codice civile non viene più rimessa alla equità del giudice, ma va accertata facendo salve le disposizioni di legge e di regolamento vigenti che disciplinano specifiche sorgenti e le priorità di un determinato uso. Il casus bellum è costituito dalla vicenda dell’Autodromo di Monza ove, sembra, che poche persone (su circa 1700 ivi dimoranti) abbiano, come dire… “messo a repentaglio” il funzionamento della sua attività.

Art. 6-quater (Rifiuti contenenti idrocarburi).
Viene disciplinata la classificazione dei rifiuti contenenti idrocarburi ai fini dell’assegnazione della caratteristica di pericolo H7, “cancerogeno”, utilizzando quanto viene indicato per gli idrocarburi totali nella tabella A2 dell’allegato A al d.m.Ambiente 7 novembre 2008. Finora esistevano varie posizioni in merito alle analisi da effettuarsi per classificare i rifiuti contaminati da idrocarburi, sostanzialmente riconducibili a quelle dell’APAT (ora ISPRA) e dell’Istituto Superiore Sanità (ISS). Il Ministero dell’Ambiente ancora nel 2006 si era arrestato sulla posizione precauzionistica fornita dalla comunità europea, che individuava il rifiuto pericoloso nel solo limite nel superamento della concentrazione totale di idrocarburi allo 0,1% (1).

Art. 7 (Apparecchiature elettriche ed elettroniche): rimane immutato alla formulazione fattane dal decreto legge n.208 del 2008, alla quale analisi si rinvia.

Art. 7-bis (Riduzione dell’utilizzo di cart. presso le pubbliche amministrazioni).
Al fine di diffondere presso le pubbliche amministrazioni, comportamenti, prassi, procedure, tecniche e mezzi di gestione che riducano i consumi di cart. , il Ministro dell’Ambiente, oltre ad organizzare iniziative e strumenti di monitoraggio e verifica, realizza progetti e campagne di comunicazione tesi a ridurre consumo cart. , a incentivare l’uso di testi non cart. cei, al riutilizzo delle stampe di prova e dei vecchi documenti, eccetera. Il previsto d.m.Ambiente interverrà per le finalità di cui trattasi a un duplice livello: a) monitoraggio e verifica delle inizitive avviate; b) progettazione e campagne di comunicazione.

Art. 7-ter (Modifica all’art. colo 4 del decreto-legge n.314 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 368 del 2003).
Trattasi di misure di compensazioni territoriale a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare, innovandosi la disciplina di cui all’art. 4 del D.L. n.314/2003. Il contributo viene ripart. to, per ciascun territorio, in misura del 50% in favore del comune nel cui territorio è ubicato il sito, in misura del 25% in favore della relativa provincia e in misura del 25% in favore dei comuni confinanti con quello nel cui territorio è ubicato il sito. Il contributo spettante a questi ultimi comuni viene calcolato in proporzione alla superficie e alla popolazione residente nel raggio di 10 km. dall’impianto.

Art.7-quater (Progetti ed iniziative di educazione ambientale): vengono rassegnate
talune risorse già allocate nel bilancio di Stato per destinarle ad un apposito fondo del Ministero dell’ambiente per progetti ed iniziative di educazione ambientale, comunicazione istituzionale e valorizzazione, anche attraverso il ricorso alle nuove tecnologie, delle aree protette e della biodiversità, ivi inclusa la promozione delle attività turistico-ambientali e interventi di manutenzione ed efficientamento degli immobili di pertinenza del Ministero ambiente.

Art.7-quinquies (Progetti di promozione della sensibilità ambientale nella scuola secondaria superiore e nell’università).
Sarà un d.m. Ambiente a definire le modalità attuative di Progetti di promozione della sensibilità ambientale nella scuola secondaria superiore e nell’università per sensibilizzare le giovani generazioni in riferimento alla conservazione dell’ambiente sano, nonché alla promozione delle prassi e dei comportamenti ecocompatibili.

Art. 7-sexies (Valorizzazione a fini ecologici del mercato dell’usato).
Il Ministero dell’Ambiente conclude con regioni, provincie e comuni, in sede di Conferenza unificata un accordo di programma, che può prevedere la part. cipazione di associazioni part. colarmente rappresentative a livello territoriale, al fine di regolamentare, a fini ecologici, la rinascita e lo sviluppo, in sede locale, dei mercati dell’usato.
Sarà un d.m. Ambiente a dettare gli standard minimi che tali mercati debbono avere a tutela dell’ambiente e della concorrenza, fermo resando le competenze regionali e degli enti locali in materia di commercio. Le regioni, le Provincie e i Comuni possono individuare spazi pubblici per lo svolgimento periodico dei mercati dell’usato sulla base dell’accordo che promanerà dalla Conferenza ex art. 8 d.lgs. 28/08/1997, n.281.
Sembra però non agevole distinguere quale sarà la competenza residuale delle Regioni in materia di commercio ex art. 117/4 e 6 della Costituzione.

Art. 8 (Disposizioni in materia di Protezione civile).
I recenti eventi alluvionali ed emergenziali hanno occasionato il rimpinguamento del budget della Protezione Civile, con ripart. zione delle somme che avverrà pel tramite di O.P.C.M. Si sostituisce poi l’art. 5, comma 5-bis della legge 24 febbraio 1992, n.225 imponendo una certa rendicontazione contabile ai commissari delegati, eccetera.
Si allunga il termine di cui all’art. 5, comma 1, del d.m. Ambiente 17 ottobre 2007 ovvero dei criteri minimi uniformi per la definizione delle misure di conservazione per tutte le zone di protezione speciale (ZPS) con riferimento all’apertura di nuove cave o all’ampliamento di quelle esistenti.
Vengono ampliate ad altre organizzazioni (Associazione Italiana Croce Rossa, volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico CNSAS) le disposizioni in tema di part. cipazione e di organizzazione di volontariato alle attività di Protezione Civile.
Vengono inserite norme specifiche riferite ad eventi sismici (del 23/12/200), al completamento discarica r.s.u. di Lezhe nella part. nord-occidentale dell’Albania (nell’ambito dei fondi della Missione Arcobaleno) e alla istituzione di nuclei operativi speciali di Protezione Civile. Si segnala come, essendo la materia della Protezione Civile rientrante tra quelle di legislazione concorrente dello Stato e delle Regioni (art. 117, comma 3 Cost., si vedano anche le sentenze della Corte Costituzionale n.284/2006 e n.277/2008) forse occorreva prevedere delle previe intese con le Regioni oltre ad un loro coinvolgimento nell’assegnazione delle risorse quivi previste e, parimenti, un coinvolgimento nella fase di attuazione e di organizzazione delle attività di protezione civile con adeguate forme di leale collaborazione e concertazione.

Art. 8-bis (Misure in materia di ripart. zione della quota minima di incremento dell’energia elettrica da fonti rinnovabili).
Viene sostituito il comma 167 dell’art. 2 della legge 24/12/2007, n.244 (L.F. 2008) regolante le funzioni dello Stato e delle Regioni in materia di fonti rinnovabili. Sarà il Ministro dello sviluppo economico, d’intesa con la Conferenza Regioni e Provincie autonome, a stabilire (entro il 31/05/2009) con uno o più decreti, la ripart. zione fra questi ultimi della quota minima di incremento dell’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili necessaria a raggiungere, entro il 2020, l’obiettivo comunitario del 17 % del consumo interno lordo. I decreti dovranno tener conto:
a) della definizione dei potenziali regionali (considerando gli attuali livelli produttivi di energia rinnovabile);
b) della introduzione di obiettivi intermedi (2012 e di biennio in biennio fino al 2020) calcolati coerentemente con gli obiettivi intermedi nazionali concordati a livello comunitario;
c) della determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo ex art. 120 Cost. a fronte di inadempienze regionali.

Art. 8-ter (modifiche all’art. colo 186 del decreto legislativo n.152 del 2006 in materia di terre e rocce da scavo e di residui di lavorazione della pietra): si aggiungono ulteriori due commi (7-bis e 7-ter) all’art. 186 del d.lgs. 152/2006.
In pratica le terre e le rocce da scavo, qualora ne abbiano le caratteristiche, possono essere utilizzate per interventi di miglioramento ambientale e di siti anche non degradati. Occorre però garantire almeno una delle seguenti condizioni (invero connotate di una certa “discrezionalità”, soprattutto l’ultima):
a) miglioramento della qualità della copertura arborea o della funzionalità per attività agro-silvo-pastorali;
b) miglioramento delle condizioni ideologiche rispetto alla tenuta dei versanti e alla raccolta e regimentazione delle acque piovane;
c) miglioramento della percezione paesaggistica.
I residui provenienti dall’estrazione di marmi e pietre sono equiparati alla disciplina terre e rocce da scavo, il che avviene anche per i residui delle attività di lavorazione delle pietre e marmi derivanti da attività nelle quali non vengono usati agenti o reagenti non naturali. Tali residui, allorchè sottoposti a un’operazione di recupero ambientale, devono soddisfare i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispettare i valori limite, per eventuali sostanze inquinanti presenti, previsti nell’allegato 5 alla part. IV^ del d.lgs. 152/2006 (relativa alla concentrazione soglia di contaminazione nel suolo,nel sottosuolo e nelle acque sotterranee in relazione alla specifica destinazione d’uso dei siti), tenendo conto di tutti i possibili effetti negativi sull’ambiente.

Art. 8-quater (Accordi di programma per la gestione dei rifiuti).
Sostituisce il comma 3 dell’art. 206 del d.lgs. 152/2006 relativo agli accordi e contratti di programma per la gestione dei rifiuti. Il cambiamento riguarda l’introduzione di semplificazioni, fermo restando l’inderogabilità della normativa comunitaria. Ma le modifiche al previgente testo sembrano dare ingresso alla deroga alla normativa nazionale primaria, anche per integrare e modificare norme tecniche e secondarie, pur nell’obiettivo di semplificazione.

Art. 8-quinquies (Modifica all’art. colo 243 del decreto legislativo n.152 del 2006).
Si prevede che il comma 1, dell’art. 243 del d.lgs. 152/2006 trovi applicazione anche per le acque emunte nell’ambito di interventi di messa in sicurezza di un sito. In pratica viene estesa la possibilità di scarico delle acque di falda emunte dalle falde sotterranee dei siti sottoposti agli interventi di bonifica anche agli interventi di messa in sicurezza dei siti.

Art. 8-sexies (Disposizioni in materia di servizio idrico integrato).
Viene a disciplinarsi - anche in seguito alla oramai nota sentenza della Corte Costituzionale 8 ottobre 2008, n.335 - il rapporto con l’utenza da part. dei gestori dei servizi di depurazione, e altri obblighi da part. dei Comuni (ove direttamente gestori degli impianti) e delle Autorità d’Ambito.
Si rammenta come la citata sentenza (invero importante sotto vari effetti, che non si limitano solo alla vicenda originante la pronuncia, e con dictum interessanti sotto il profilo di lettura ai proventi dei servizi pubblici e alle loro caratteristiche) abbia dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 14, comma 1, della legge 5 gennaio 1994, n.36 ove viene previsto che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche se la fognatura è sprovvista di impianti centralizzati di depurazione o se questi siano temporaneamente inattivi e pure dell’art. 155, comma 1,del d.lgs. 152/2006 ove si prevede che la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione è dovuta dagli utenti anche ove manchino impianti di depurazione o questi siano temporaneamente inattivi. Insomma, in tali situazioni verrebbe meno il sinallagma contrattuale sotteso al rapporto di cui trattasi.
Onde evitare, per effetto della decisione giurisprudenziale, di creare scompensi economico- finanziari in capo ai soggetti gestori dovuti alla riconosciuta debenza di somme da restituire ai cittadini (più che agli utenti!), viene stabilito che gli oneri relativi alla progettazione, realizzazione o completamento degli impianti di depurazione, nonchè quelli relativi ai connessi investimenti di cui ai Piani d’ambito, costituiscono una componente vincolata della tariffa del servizio idrico integrato. Ove manchino impianti di depurazione, od ove questi siano inattivi, la corrispondente (da determinarsi) quota di tariffa è dovuta al gestore del servizio, a condizione però che siano state avviate (il che diventa facilmente“fabbricabile” dal punto di vista amministrativo) le procedure di affidamento delle prestazioni di progettazione o di completamento delle opere necessarie a tal fine (e semprecchè si proceda rispettando un cronoprogramma, il quale diventerà una sorta di“cart. na di tornasole” per gli obblighi informativi da attuarsi nei confronti della utenza).
In tal guisa si provvederà alla restituzione della part. della tariffa, non dovuta, con decorrenza dal mese di ottobre 2009, ed entro il termine massimo di 5 anni, il rimborso potrà avvenire anche in forma rateizzata, ma da questo importo verranno ad essere dedotti tutti gli oneri di progettazione, di realizzazione e di completamento (semprecchè) avviate, sopra meglio indicate.
Queste disposizioni (comma 3) si applicano anche agli enti locali gestori in via diretta dei servizi di acquedotto, fognatura e depurazione.
Entro l’1/05/2009 verranno emanati dei d.m. Ambiente, su proposta del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche, stabilenti, tra altro, i criteri e parametri per l’attuazione della disciplina di cui trattasi, oltre alle informazioni minime che debbono essere periodicamente fornite agli utenti (anche tramite indicazioni in fattura) dai singoli gestori in ordine alle realizzazioni oggetto della predetta sentenza della Corte Costituzionale n.335/2008.
Infine, vengono previste importanti (ma non ancora, a nostro modesto avviso, efficaci) forme di informazione, di controllo, di monitoraggio, oltre che indicare nell’art. 152, commi 2 e 3, del d.lgs. 152/2006 le disposizioni applicabili in caso di inadempienza agli obblighi informativi del gestore.

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(1) L’argomento è troppo delicato e importante per essere qui illustrato, si rinvia ad apposita disamina.

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