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Patto stabilità e assunzioni: la posizione della Corte dei conti

C. Renna (La Gazzetta degli Enti Locali 13/3/2009) - Maggioli Editore

La compiuta osservanza dei limiti imposti dalle disposizioni inerenti al patto di stabilità interno, come noto, costituisce non solo rispetto di norme imperative di legge ma anche, dal punto di vista gestionale, condizione fondamentale per evitare l’applicazione delle pesanti sanzioni correlate alla violazione.
In materia di gestione del personale non può così trascurarsi la portata della disposizione recata dall’art. 76, comma 4, del d.l. 112/2008 convertito in legge 133/2008, che collega al mancato raggiungimento degli obiettivi posti dal patto di stabilità interno per le autonomie locali il divieto di procedere ad assunzioni di qualunque tipo e a qualsiasi titolo.
Invero la norma comporta conseguenze rilevanti che, in alcuni casi, possono determinare difficoltà oggettive superiori a quelle correlate alla “semplice” mancata copertura di posti vacanti.
È il caso, ad esempio, sul quale ha avuto occasione di esprimersi di recente la Corte dei conti, sezione regionale del controllo per l’Emilia Romagna, rendendo il parere di cui alla deliberazione n. 2/2009/PAR del 27 gennaio 2009.
L’intervento della Corte nasce da un quesito avanzato dal Presidente della Regione tendente ad ottenere chiarimenti in ordine alla possibilità o meno per un ente “non virtuoso” di procedere ad assunzioni di personale proveniente per trasferimento dalle disciolte Agenzie di ambito ottimale, create a suo tempo per svolgere le funzioni amministrative in materia di servizio idrico integrato e di gestione dei rifiuti urbani.
Il processo di ammodernamento del sistema locale ha comportato, infatti, la soppressione delle Agenzie in parola, con la contestuale previsione normativa regionale di trasferimento del personale impegnato sulle attività oggetto del processo di riorganizzazione alle dipendenze degli enti locali destinatari delle funzioni di cui si tratta, chiamati di conseguenza ad adeguare le proprie dotazioni organiche.
La situazione vede, quindi, da una parte l’avvenuta adozione di una norma regionale che impone agli enti interessati dal processo di riorganizzazione l’onere di “riassorbire” il personale delle agenzie soppresse, dall’altra la presenza di una serie di comuni e province coinvolti in tale operazione, alcuni dei quali non in regola per ciò che attiene al rispetto dei vincoli del patto di stabilità.
Pur comprendendo le argomentazioni poste dal quesito, la Corte non può esimersi dal sottolineare come “in considerazione del carattere generale dell’interesse tutelato dalla norma statale,  il riequilibrio della finanza pubblica, questa, in linea di principio, deve considerarsi prevalente sul disposto della legge regionale all’esame”.
Osserva la Corte, nel merito, che “l’incardinamento del personale presso i soggetti istituzionali … determina in realtà il sorgere di un nuovo rapporto d’impiego” tanto che gli enti interessati sono tenuti ad adeguare le proprie dotazioni organiche, con la correlata creazione di “nuovi posti di lavoro” ed un conseguente aumento della spesa di personale.
Nemmeno la considerazione del fatto che tale spesa sarebbe coperta dalle entrate rinvenienti dalle tariffe del servizio consente, così, alla Corte di esprimere un parere favorevole alle richieste della Regione, ritenendo invece che il dettato dell’art. 76, comma 4, del d.lgs. 112/2008 precluda anche le assunzioni di personale di cui al caso in esame per tutti gli enti che non hanno rispettato il patto di stabilità.

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