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22/11/2017 12:03
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Vincoli preordinati all’esproprio

Ufficio Tecnico 11-12/2008 - Documento senza titolo

QUESITO

Nella mia regione la normativa urbanistica fissa la durata dei vincoli preordinati all’esproprio in dieci anni, discostandosi perciò dal termine di cinque anni previsto dalla normativa nazionale introdotta sul punto con il nuovo testo unico espropri di cui all’art. 9 del d.P.R. 327/2001 e s.m.i. Non avendo inteso il legislatore regionale assumere decisioni in merito al raccordo tra la legge regionale (precedente l’entrata in vigore del t.u. espropri) e la nuova disposizione statale, di fronte alle richieste dei proprietari delle aree vincolate è necessario sapere se il testo normativo statale in tema di vincoli è prevalente su eventuali disposizioni contrarie della legge regionale e quale sia la sorte dei vincoli decennali stabiliti nel vigore della normativa antecedente il t.u. espropri”.

RISPOSTA

Onde poter compiutamente rispondere al quesito è opportuno richiamare le finalità perseguite dalla normativa nazionale del d.P.R. 327/2001 (nuovo t.u espropri) sulla tematica dei vincoli preordinati all’esproprio.
Come ricorda la prevalente giurisprudenza (tra le ultime, T.a.r. Sicilia, Palermo, 1173/2008; T.a.r. Catania 763/2007) la fase dell’apposizione del vincolo espropriativo all’immobile è essa stessa parte integrante e sostanziale del procedimento espropriativo, come si evince altresì dall’art. 8 d.P.R. 327/2001).
Essa, infatti, assolve alla indispensabile funzione di raccordare la fase espropriativa in senso stretto con le previsioni
urbanistiche e per tale ragione incide direttamente limitandola – sulla proprietà privata (mentre le previsioni urbanistiche hanno essenzialmente funzione di programmazione e preparazione delle attività edilizie private, incidendo sul contenuto del diritto di proprietà solo allo scopo di conformarne l’esercizio alla pianificazione medesima).  Se ne ricava così che la disciplina dell’istituto di cui all’art.  9 del d.P.R. 327/2001 non può più ritenersi qualcosa di esterno alla procedura espropriativa, e ciò è comprovato anche dalla circostanza che l’apposizione del vincolo può avvenire in una fase successiva alla dichiarazione di pubblica utilità (cfr. art. 12, comma 3, d.P.R. 327/2001).  Ne consegue che il vincolo preordinato all’esproprio, al contempo è parte essenziale del procedimento espropriativo nonché della pianificazione/conformazione urbanistica, posto che anche l’opera pubblica va collocata con gli appositi meccanismi autorizzatori (intese, conferenze di servizi, accordi di programma, ecc.) negli strumenti urbanistici.

Venendo nello specifico del quesito posto, deve richiamar si in primo luogo il principio tempus regit actum secondo
il quale, ad una prima lettura, una programmazione territoriale, divenuta efficace nella vigenza della normativa
regionale, resterebbe soggetta a quest’ultima disposizione e pertanto manterrebbe inalterata la propria validità (nella
specie, decennale). è possibile, tuttavia, sostenere una diversa interpretazione che appare preferibile sotto il profilo di ordine logicogiuridico partendo anche dall’art. 5 del d.P.R. 327/2001 in tema di rapporti tra il nuovo t.u. espropri e le leggi regionali e senza compressione delle potestà regionali, anche esclusive come per le regioni a statuto speciale. In tale ultimo senso, la efficacia “quinquennale” del vincolo derivante dalla norma sopravvenuta è principio generale applicabile a tutti gli ordinamenti regionali (cfr., oltre a quelle citate, Cons. Giust. Amm. Reg. sic. par. 461/2005) e, potrebbe al più incidere sul decorso del vincolo medesimo, in quanto non ancora maturato, (ossia per la parte residua) e quindi con termine quinquennale decorrente non dalla data di esecutività dello strumento urbanistico, anteriore all’entrata in vigore del testo unico, ma dalla data di entrata in vigore di quest’ultimo. Seguendo tale ordine di idee, ed essendo entrato in vigore il d.P.R. 327/2001 in data 30.6.2003, il vincolo dello strumento urbanistico approvato anteriormente, sarebbe scaduto dunque il 30.6.2008.

Decorso del termine e potestà pianificatoria-urbanistica stanno infatti sul medesimo piano, poiché entrambi tendono a garantire che il sacrificio imposto alla proprietà privata sia, da un lato, contenuto entro ragionevoli limiti di tempo e, dall’altro, ispirato ad una visione complessiva della pianificazione razionale e completa del territorio.  Pertanto, il principio tempus regit actum – in assenza di apposite norme transitorie statali o regionali – impedisce che la nuova disposizione di per sé possa modificare retroattivamente il regime del vincolo, eventualmente disposto in conformità alla norma regionale allora in vigore, proprio perché essa incide sulla pianificazione e non solo sul termine in quanto tale di un provvedimento impositivo di un vincolo.

In altre parole, la nuova normativa interviene a disciplinare situazioni che possono trovare la propria fonte di legittimità in un provvedimento amministrativo (adottato prima del t.u. espropri) che possiede ed esplica bensì effetti continuativi nel tempo, ma questi effetti ove non interamente prodotti nel vigore della norma precedente, andavano sottoposti comunque alla nuova disciplina del d.P.R.  327/2001 nei termini in precedenza esposti (fino alla data di cui si è detto in precedenza).

Va da sé, comunque, che per ogni vincolo precedente che sarebbe venuto a scadere il 30 giugno 2008 si pone il problema per la amministrazione o della sua reiterazione con le regole degli artt. 91, 11 e 39 del d.P.R. 327/2001, oppure della nuova pianificazione anche in adesione, ove del caso, alle istanze dei proprietari (giurisprudenza costante; tra le ultime, T.a.r. Puglia, Lecce, sez. I, 21 giugno 2008 n. 1861).

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