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Le novità previdenziali del 2009 (2° parte)

S. Oddo Casano (www.ilpersonale.it 18/2/2009) - Untitled Document

Le finestre di uscita per i pensionati d’anzianità e di vecchiaia

1) le pensioni di anzianità: dopo la battuta d’arresto registrata lo scorso anno (quando le “finestre” d’uscita  sono rimaste praticamente chiuse/difficilmente utilizzabili, visti i requisiti elevati per poterne fruire), assisteremo sicuramente a un utilizzo più marcato dell’istituto.
Infatti, tanto per cominciare, a decorrere dal 1° Gennaio del 2009, questo potrà essere utilizzato da tutti coloro che:

    • hanno maturato 40 anni di contributi entro il 30 Settembre 2008, senza che rilevi il requisito dell’età anagrafica;
    • hanno raggiunto 58 anni di età e 35 di contributi entro il 30 Giugno 2008;
    • hanno optato per il regime contributivo (se lavoratrici dipendenti con 57 anni di età e 35 di contributi), fruendo di un ritiro anticipato compensato da un assegno pensionistico di minore importo.

Successivamente, ci si dovrà attenere a quanto contenuto nelle seguenti tabelle, la prima relativa alle decorrenze per pensioni di anzianità con un’anzianità contributiva inferiore ai 40 anni, la seconda a quelle con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni.

1° Tabella

Maturazione dei requisiti

Decorrenza della pensione

Entro il 1° semestre

1° Gennaio dell’anno successivo

Entro il 2° semestre

1° Luglio dell’anno successivo

2° Tabella

Possesso del requisito contributivo

Decorrenza della pensione

Decorrenza della pensione

1° trimestre

1° Luglio (con 57 anni di età compiuti entro il 30 Giugno)

1° Gennaio dell’anno successivo (con età inferiore a 57 anni)

2° trimestre

1° Ottobre (con 57 anni di età compiuti entro il 30 Settembre)

1° Gennaio dell’anno successivo (con età inferiore a 57 anni)

3° trimestre

1° Gennaio dell’anno successivo

 

4° trimestre

1° Aprile dell’anno successivo

 

2) le pensioni di vecchiaia: dal 2009, anche i pensionati per raggiunti limiti di età (al momento, 60 per le donne e 65 per gli uomini, con almeno 20 anni di contributi nel sistema retributivo e misto), troveranno delle limitazioni temporali per accedere al proprio trattamento pensionistico.
Infatti, laddove nel passato la decorrenza era stabilita nel mese successivo al compimento dell’età, ora, grazie ai quattro scaglioni introdotti,  assistiamo a una effettiva posposizione del momento di fruizione del trattamento pensionistico e quindi, indirettamente, a un innalzamento dell’età.
Il calendario delle uscite è lo stesso sopra riportato nella Tabella n. 2 ma, in prima battuta, già dal 1° Gennaio del 2009, potranno andare in pensione i dipendenti che abbiano maturato i suddetti requisiti entro il 30 Settembre dello scorso anno.

L’esodo guidato nel pubblico impiego: sono due le previsioni normative su questo punto, entrambe contenute nel Decreto Brunetta all’articolo 72.
La prima è di carattere più particolare, nel senso che riguarda soltanto i dipendenti delle Amministrazioni centrali, eccetto la Scuola, e con uno spazio temporale di applicazione più ristretto (anni 2009-2010-2011): consiste nella possibilità di interrompere le prestazioni lavorative nel corso del quinquennio antecedente la data di maturazione dell’anzianità massima contributiva di 40 anni, con un trattamento economico temporaneo pari al 50/70% di quello complessivamente goduto per competenze fisse a accessorie  al momento del collocamento nella nuova posizione.
La seconda è, invece, di carattere generale, destinata a tutto il personale dirigenziale e non dirigenziale delle Amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 2 del D.Lgs. n. 165/2001, con esclusione soltanto dei magistrati e dei professori universitari: consiste nella facoltà riconosciuta a tali soggetti di risolvere il contratto di lavoro nei confronti di quei loro dipendenti che abbiano raggiunto l’anzianità contributiva massima di 40 anni, nel rispetto del termine di preavviso di sei mesi.
Su tale punto specifico, all’interno del recente disegno di legge presentato dal Ministro Brunetta (il cosiddetto “anti fannulloni”), approvato lo scorso 12 Febbraio alla Camera e ora al Senato per il via libera definitivo, è stato introdotto un importante emendamento all’articolo 72, comma 11, del Decreto Legge n. 112/2008: la dizione “anzianità massima contributiva di 40 anni”  è stata modificata in “40 anni di servizio effettivo”. Questo significa che, per la valutazione dei 40 anni, non debbono essere presi in considerazione i periodi di contribuzione figurativa o di riscatti, come sono quelli legati, ad esempio, al riscatto della laurea o del servizio militare, ma bensì soltanto quelli durante i quali si è concretamente prestato servizio. Questa nuova impostazione non produce alcuna variazione nei confronti del dipendente che decida di andare in pensione (dimissioni volontarie): potrà continuare a farlo, naturalmente con il possesso dei requisiti e alle decorrenze così come previsti dalla normativa vigente. Quello che cambia è la possibilità di esercizio della facoltà di “prepensionamento” da parte dell’Amministrazione che, prima di esercitarla, dovrà valutare l’effettività dei 40 anni contributivi.

L’aumento dell’aliquota contributiva per i lavoratori parasubordinati: dal mese di Gennaio, è stato previsto che l’aliquota contributiva dei lavoratori parasubordinati non iscritti ad altra gestione obbligatoria se non alla gestione separata INPS debba aumentare, passando dal 24,72 al 25,72%.
Rimarrà invece senza modificazioni, fissata nella misura del 17%, quella relativa ai lavoratori parasubordinati già iscritti ad altre Casse oppure già pensionati.

er concludere, un po’ di cifre. Secondo le stime effettuate dall’INPDAP, nel 2009 dovremmo assistere a circa 126.000 pensionamenti il cui numero però potrebbe essere destinato a salire: infatti, dopo la condanna dell’Italia da parte della Corte Europea di Giustizia in merito alla discriminazione uomini/donne relativa alla differente età prevista per l’accesso al pensionamento (65/60), e vista la decisione assunta dal nostro Governo di uniformarsi alla conseguente sentenza, è previsto un innalzamento dell’età delle lavoratrici dipendenti pubbliche, sia pure in modo graduale e volontario. Questo fatto potrebbe costituire un incentivo al pensionamento, un’accelerazione verso questa meta, una sorta di “mini-esodo” per non incappare nei più elevati requisiti anagrafici, e far lievitare così la previsione fatta fino a circa 170.000 uscite in un breve periodo temporale.

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