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Preavviso di rigetto

Tribunale Amministrativo Regionale Toscana sez.III 19/12/2008 n. 4155 - Maggioli Editore

PROCEDIMENTO AMMINISTRATIVO – INTERVENTI DI ADEGUAMENTO DI IMPIANTI DI DISTRIBUZIONE CARBURANTI – PROCEDIMENTO DI AUTORIZZAZIONE CHIESTA CON D.I.A. – ART. 10-BIS L. 241/1990 – APPLICABILITÀ – VA ESCLUSA

Al procedimento per l’autorizzazione di interventi di adeguamento di impianti di distribuzione carburanti, chiesta con Dia, non si rende applicabile l’istituto dei cui all’art. 10-bis della citata legge 241/1990 (cfr Cons. Stato, sez. IV, 12.9.2007 n. 4828; T.A.R. Veneto 12.1.2007, n. 81).

 

N. 04155/2008 REG.SEN.

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana
(Sezione Terza)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

Sul ricorso numero di registro generale 520 del 2006, proposto da:
Soc. Bruno Cecchi S.p.A., rappresentato e difeso dagli avv. Edo Biagini, Andrea Parigi, con domicilio eletto presso Andrea Parigi in Firenze, lungarno Vespucci, 60;

contro

Comune di Siena, rappresentato e difeso dall`avv. Fabio Pisillo, con domicilio eletto presso Domenico Iaria in Firenze, via dei Rondinelli 2;

e con l`intervento di

Istituto Interdiocesano Per il Sostentamento del Clero, rappresentato e difeso dagli avv. Edo Biagini, Andrea Parigi, con domicilio eletto presso Andrea Parigi in Firenze, lungarno Vespucci, 60;

per l`annullamento

- della nota prot. n. 7spec. del 18.01.2006 della Sezione Industria Artigianato Agricoltura e Sviluppo Economico della Direzione Attività Economiche del Comune di Siena, con cui è stato reso parere negativo sulla richiesta di permesso per opere di adeguamento dell`impianto distributore posto in Strada Massetana Romana n. 5;
- della nota prot. n. 3740 del 23.01.2006, con cui il Responsabile SUAP del Comune di Siena ha comunicato il suddetto parere negativo, precisando che per tale ragione "il procedimento unico ... deve considerarsi negativamente concluso";
- della nota Direzione Attività Economiche del Comune di Siena prot. n. 7257 del 9.02.2006, con cui l`Amministrazione ha intimato alla società scrivente "lo smantellamento e la rimozione dell`impianto posto in Via Massetana Romana, bandiera SHELL, entro i tempi previsti dall`art. 13 del vigente Piano comunale degli Impianti di distribuzione carburanti, ... nonchè il ripristino dell`area alla situazione originale";
- nonchè di ogni ulteriore atto presupposto, consequenziale e comunque connesso ai suddetti provvedimenti, ancorchè non noto alla ricorrente,
- nonchè per la condanna del Comune di Siena al risarcimento dei danni..

Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visto l`atto di costituzione in giudizio di Comune di Siena;
Visto l’atto di9 intervento da adiuvandum della ricorrente proposto in data 18 settembre 2006 dall’Istituto Interdiocesano per il Sostentamento del Clero;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nell`udienza pubblica del giorno 29/05/2008 il dott. Andrea Migliozzi e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

La Società Bruno Cecchi, operante nel campo della distribuzione di carburanti per autotrazione, espone di essere titolare di un impianto Shell, ubicato su terreno di proprietà dell’Istituto interdiocesano del Sostentamento del Clero di Siena, al civico 5 della via Massetana Romana di detto Comune.
Con nota prot. n. 17190 del 19 aprile 2001 il Comune di Siena informava la ricorrente che con deliberazione n.47 del 6/2/2001 il Consiglio Comunale aveva approvato il Piano comunale di distribuzione dei carburanti e ai sensi della predetta normativa l’impianto di via Massetana Romana, 5 di proprietà della Bruno Cecchi S.p.A. risultava incompatibile.
L’Amministrazione comunale in tale circostanza invitava la Società interessata a presentare un proprio programma di chiusura o smantellamento degli impianti ovvero di adeguamento alla vigente normativa , con l’avvertenza che in assenza di tale programma il Comune avrebbe adottato “i provvedimenti conseguenti anche ai fini del ripristino delle aree”.
Con nota del 27 agosto 2002 prot. n. 42270 il Comune di Siena confermava la già comunicata incompatibilità per l’impianto Shell di via Massetana ; seguiva, quindi, la richiesta in data 11 settembre 2002 della ricorrente Società Cecchi volta a richiedere una proroga dell’autorizzazione comunale per la continuazione dell’attività dell’impianto “ fino all’apertura dell’erigenda stazione di servizio come da domanda giacente presso il relativo sportello comunale” e in relazione a tanto l’Amministrazione comunale con nota prot. N. 47981 dell’8 ottobre 2002 autorizzava che “l’impianto resti attivo fino all’apertura della nuova stazione di servizio”, con la precisazione secondo cui “resta inteso che una volta cessata l’attività dell’impianto incompatibile quest’ultimo dovrà essere dovrà essere smantellato nei tempi e con le modalità previste dal vigente Piano comunale per gli impianti di distribuzione carburanti”.
In data 21 /12/2005 la società Cecchi presentava allo Sportello unico richiesta di rilascio di permesso per l’effettuazione di intervento di adeguamento dell’impianto distributore per cui è causa e in relazione a tale istanza la Direzione attività economiche del Comune di Siena con nota del 18 gennaio 2006, richiamando l’accertata incompatibilità dell’impianto esprimeva parere negativo e il SUAP con nota n.3740 del 23 gennaio 2006 nel comunicare il suindicato parere specificava come il procedimento unico relativo alla richiesta di ristrutturazione dell’impianto dovesse “considerarsi definitivamente concluso ai sensi del DP 447/98”.
Peraltro con nota del 19 gennaio 2006 la Regione Toscana in ordine a dei chiarimenti richiesti dal Comune forniva sulla vicenda il proprio parere
Quindi con provvedimento del 9 febbraio 2006 prot. n. 7257 la Direzione Attività Economiche del Comune di Siena intimava alla ricorrente “lo smantellamento e la rimozione dell’impianto posto in via Massetana Romana , bandiera Shell, nonchè il ripristino dell’area alla situazione originale”.
La Società interessata ha impugnata col ricorso all’esame ha impugnato gli atti comunali di diniego di autorizzazione di ristrutturazione dell’impianto di distribuzione de quo nonché il provvedimento, sempre del Comune di Siena, di intimazione di smantellamento dell’impianto stesso, deducendone la illegittimità per i seguenti motivi:
violazione e falsa applicazione di legge con riferimento alle disposizioni della l.r. 19/2004 e del relativo regolamento 42/r/2004. Eccesso di potere per travisamento dei presupposti, difetto di istruttoria, illogicità e contraddittorietà e comunque insufficienza della motivazione: l’incompatibilità dell’impianto sancita nel 2001 deve ritenersi non esaurita, trovando applicazione nella specie le disposizioni recata dalla nuova disciplina legislativa intervenuta nel 2004, volte a rimuovere i casi . come quello in esame, di incompatibilità relativa;
eccesso di potere sotto ulteriori profili di difetto di istruttoria , incongruità, contraddittorietà, carenza di motivazione : Violazione del principio dell’affidamento. Violazione e falsa applicazione dell’art. 3 del dlgs n.32/98: l’amministrazione comunale non ha atteso l’invio dei chiarimenti regionali pure richiesti, disattendendo sostanzialmente i suggerimenti forniti dalla Regione e violando il principio di buon affidamento, in relazione alla perdurante operatività dell’impianto pure usufruita dalla ricorrente. Gli uffici comunali sotto altro profilo, non hanno fornito valida giustificazione in ordine alla decisione di ritenere scaduta l’autorizzazione, senza alcun bilanciamento degli interessi in gioco;
ulteriori profili di violazione di legge, con riferimento alle disposizioni degli artt.7,8,10 e 10 bis della legge n.241/90, posto che l’amministrazione ha omesso prima di negare il rilascio dell’autorizzazione chiesta al SUAP la comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza stessa.
Parte ricorrente ha altresì avanzato richiesta di risarcimento del danno, per gli inevitabili riflessi economici pregiudizievoli derivanti dall’impossibilità di adeguare l’impianto.
Ad adiuvandum delle ragioni della ricorrente è intervenuto l’Istituto Interdiocesano del Sostentamento del Clero di Siena , in qualità di proprietario e locatore dell’area in cui insiste l’impianto per cui è causa, che ha concluso per l’accoglimento del proposto gravame.
Si è costituito in giudizio l’intimato Comune di Siena che ha contestato la fondatezza dei motivi del ricorso di cui ha chiesto la reiezione.

DIRITTO

Il ricorso all’esame, unitamente all’intervento ad adiuvandum ivi dispiegato, si appalesa infondato con riferimento a tutti i profili di illegittimità dedotti, per la ragioni che di seguito si vanno ad illustrare.
Col primo motivo di gravame parte ricorrente lamenta la illegittimità degli atti impugnati, lì dove il Comune , contrariamente a quanto negativamente deciso, avrebbe dovuto tenere conto della nuova disciplina sull’incompatibilità introdotta dalla legge regionale n.19/2004, rendendo così possibile l’adeguamento dell’impianto come richiesto dalla Società cecchi.
La prospettazione difensiva si rivela priva di giuridico fondamento.
L’Amministrazione Comunale nel febbraio del 2001 in applicazione della normativa vigente e sulla scorta dei relativi accertamenti aveva già proceduto a dichiarare incompatibile l’impianto di distribuzione di via Massetana Romana, 5(all’ insegna Shell) e le statuizioni assunte all’epoca dal Comune di Siena , come successivamente ribadite nell’agosto del 2002( vedi nota prot. n.42270) hanno dispiegato i loro effetti, senza che peraltro la società interessata abbia provveduto a contestarle a mezzo di rimedi giurisdizionali o altri gravami : gli atti amministrativi assunti in proposito dal Comune hanno quindi sancito in modo definitivo il rapporto giuridico inerente lo stato di incompatibilità dell’impianto di distribuzione , divenendo del tutto intangibile il contenuto dichiarativo di tali manifestazioni.
A dimostrazione della intangibilità delle decisioni allora assunte dal Comune valga, a tacere d’altro la circostanza per cui la ricorrente allorchè è stato ad essa comunicato l’accertamento di incompatibilità ( vedi nota prot. n. 17190 del 19 aprile 20019 ha rinunziato, ancorchè al riguardo invitata, a presentare un piano di adeguamento.
Il fatto poi che al momento dell’adozione degli atti qui impugnati l’impianto in questione fosse comunque in essere, in ragione di una proroga di continuazione dell’attività accordata dalla stessa Amministrazione, è circostanza del tutto irrilevante in ordine alla definitività della già accertata incompatibilità dell’impianto stesso : invero, la proroga di che trattasi rappresenta un evento contingente e del tutto eccezionale che ha sospeso solo temporaneamente gli effetti delle già prese statuizioni, non a caso fino all’apertura della nuova stazione di servizio pure chiesta dalla ricorrente( vedi precisazioni di cui alla nota prot. n. 47981 dell’ottobre 2001).
Se così è, appare del tutto evidente che parte ricorrente non può invocare le disposizioni di favore sopravvenute successivamente, proprio perchè la incompatibilità dell’impianto era stata cristallizzata negli atti e provvedimenti assunti in precedenza e mai messi in discussione, rendendosi del tutto inapplicabile la nuova disciplina.
D’altra parte al di là delle assorbenti osservazioni sopra riportate è sufficiente qui rilevare che la stessa nuova normativa, quella recata dalla legge regionale n.19/2004 ha avuto modo di precisare ( art.7 comma IV) che “sono fatte salve le verifiche già effettuate “, a significare, quindi che sono comunque fatti salvi gli accertamenti( come quello qui in rilievo) già esperiti.
Col secondo motivo di gravame parte ricorrente con riferimento al parere reso dalla Regione Toscana con nota del 19 gennaio 2006 lamenta la sussistenza di profili di illegittimità sia procedurali sia sostanziali, atteso che l’Amministrazione comunale non avrebbe atteso l’arrivo del parere pure richiesto alla Regione e comunque le determinazioni comunali sarebbero in contrasto con quanto statuito dalla Regione Toscana.
Anche tale assunto si appalesa non condivisibile.
In primo luogo l’andamento del procedimento assunto nella fattispecie risponde anche a specifiche esigenze di celerità ave si consideri che parte ricorrente in data 21 dicembre 2005 aveva presentata una DIA per i lavori di adeguamento dell’impianto e quindi si imponeva una risposta celere in ordine alla scadenza del termine di trenta giorni ( scadenti il 20 gennaio 2006) di cui all’art.11 della legge regionale n.19/2004.
Ad ogni modo, quanto alla sua natura giuridica, il parere in questione è di tipo facoltativo e non obbligatorio, per cui la previa mancata acquisizione del medesimo non comporta la illegittimità della determinazione assunta e tanto anche alla luce del disposto di cui all’art.16 della legge n.241/90 secondo cui l’Amministrazione procedente che abbia chiesto un parere facoltativo, ove il parere non arrivi, può agire indipendentemente dall’acquisizione del parere.
Relativamente poi agli aspetti sostanziali sopra esposti, non è dato rinvenire contrasto alcuno con quanto espresso dalla Regione Toscana, posto che il parere de quo nei suoi contenuti non pare rivestire un avviso netto, se è vero che in quella sede l’Ente conclude con lì osservazione che “ tutto quanto premesso rende naturalmente difficile suggerire una risposta al fine della risoluzione della problematica in questione rispettosa della normativa vigente”.
Infondata poi su rivela la violazione del principio dell’affidamento pure denunciata con lo stesso motivo: gli atti impugnati risultano assunti in applicazione della disciplina all’epoca vigente che ha comportato la dichiarazione di incompatibilità dell’impianto di distribuzione di che trattasi e imposto le determinazioni di rigetto della richiesta di adeguamento nonchè di rimozione della struttura, rivelandosi le posizioni della ricorrente, a fronte di un siffatto obbligo normativamente sancito, del tutto recessive.
Col terzo ed ultimo motivo d’impugnazione viene eccepito dalla parte ricorrente i vizi procedimentali di violazione degli artt.10 bis e 7 della legge n.241/0, in relazione alla mancata comunicazione dei motivi ostativi all’accoglimento della richiesta di adeguamento dell’impianto di distribuzione incompatibile e al mancato invio della comunicazione di avvio del procedimento per il provvedimento di rimozione e smantellamento dell’impianto stesso.
I dedotti profili di illegittimità sono insussistenti.
Con gli atti di diniego in questione viene di fatto denegata l’autorizzazione di adeguamento chiesta con DIA e per tale procedimento non si rende applicabile l’istituto dei cui all’art.10 bis della citata legge 241/90 ( cfr Cons Stato Sezione IV 12/9/2007 n.4828; Tar Veneto 12/1/2007 n.81).
Neppure può parlarsi violazione della garanzia procedimentale di cui al l’art.7 già citato, dacchè il provvedimento di smantellamento è atto del tutto doveroso e consequenziale all’avvenuta definizione del procedimento di diniego di autorizzazione di adeguamento: per non dire poi che la misura in questione era stata già preannunciata in precedenti note quale necessaria conseguenza dell’accertata incompatibilità.
Priva di fondamento giuridico si appalesa la domanda risarcitoria pure fatta valere col proposto ricorso: l’azione in questione, in assenza di vizi di legittimità degli atti impugnati, stante l’infondatezza della proposta impugnativa, come recentemente sancito dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ( n.12/2007) è del tutto in configurabile.
Per le suesposte considerazioni il ricorso, comprensivo dell’atto di intervento ad adiuvandum che ha fatto proprio le ragioni del gravame, va integralmente respinto.
Le spese e competenze del giudizio seguono la regola della soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo.

P.Q.M.

IL Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione III, definitivamente pronunziando sul ricorso n.520/2006( comprensivo dell’atto di intervento ad adiuvandum) lo dichiara infondato e specificatamente:
Rigetta la richiesta di annullamento degli atti in epigrafe impugnati;
Rigetta la domanda risarcitoria ivi pure formulata
Dispone la condanna alla rifusione delle spese e competenze del giudizio in favore del resistente Comune di Siena che si liquidano complessivamente in euro 4.500,00( quattromila cinquecento) + Iva e CPA di cui euro 3.000 ( tremila ) a carico della ricorrente Società Cecchi S.p.A. ed euro 1.500,00 ( millecinquecento) a carico dell’interveniente Istituto Interdiocesano per il sostentamento del Clero di Siena
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall`autorità amministrativa.
Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 29/05/2008 con l`intervento dei Magistrati:
Angela Radesi, Presidente
Andrea Migliozzi, Consigliere, Estensore
Silvia La Guardia, Consigliere

 

 

 

L`ESTENSORE

 

IL PRESIDENTE

 

 

 

DEPOSITATA IN SEGRETERIA
Il 19/12/2008
(Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)
IL SEGRETARIO

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