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22/11/2017 19:13
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Le spedizioni transfrontaliere dei rifiuti alla luce del codice dell`ambiente

D. Summa (Ufficio Tecnico n. 7-8/2008 1/7/2008) - Documento senza titolo

Le recenti vicende sull’emergenza legata ai rifiuti inducono ad esaminare la normativa in tema spedizioni transfrontaliere che viene in rilievo proprio per le cennate vicende che involgono i rapporti tra Stati membri dell’Unione europea

1. Inquadramento normativo: le fonti comunitarie

Va premesso che al fine di poter effettuare la disamina delle fonti normative che regolano la materia di cui trattasi, l’interprete deve muovere dalla legislazione comunitaria che, sul punto, ha legiferato tramite una serie di regolamenti comunitari (ad oggi il Reg. Ce 1013/2006 che ha sostituito il precedente Reg. Cee 259/1993) i quali si pongono, in virtù dei principi di diritto comunitario, quale presupposto degli atti normativi interni.

E` noto, infatti, che gli atti regolamentari della Comunità europea, a differenza delle direttive, non necessitano per la loro applicazione di una trasposizione in ambito interno essendo dotati di una efficacia diretta nell’ordinamento dello Stato membro.

Tale principio viene espressamente previsto dall’art. 294 del Trattato Ce, che stabilisce: “Il regolamento ha portata
generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri”.
Questa regola trova conferma nella giurisprudenza che afferma: “In tema di fonti del diritto comunitario, mentre i
regolamenti costituiscono una normazione compiuta, direttamente ed immediatamente applicabile negli Stati membri anche se, in ipotesi, contrastanti con una legge statale anteriore o successiva, le direttive hanno come destinatari gli Stati e non già i loro cittadini e si limitano a fissare un obiettivo al cui raggiungimento ciascuno Stato deve provvedere adottando gli strumenti giuridici ritenuti più adatti”
(al riguardo cfr. T.a.r. Veneto, sez. II, 17 settembre 1999, n. 1442; Cass., sez. lav., 5 aprile 1995, n. 3974).

Ulteriore conseguenza si rinviene nel dovere del giudice nazionale di disapplicare le norme interne che siano incompatibili
con un regolamento comunitario (arg. in Cass., sez. I, 28 novembre 1996, n. 10585; Cass., sez. lav., 3
febbraio 1995, n. 1271).
L’esame delle specifiche disposizioni della fonte comunitaria può ora essere condotto in sede di disamina della disciplina interna.

2. La disciplina interna

Per quel che concerne la normativa nazionale, la materia ha trovato attuazione da ultimo con l’art. 194 t.u. ambiente
(d.lgs. 152/2006), che ha proceduto ad una ricognizione delle fonti che regolano le spedizioni transfrontaliere, rinviando per la regolamentazione sostanziale della materia alla normativa comunitaria.

Deve, però, segnalarsi che riferimenti contenuti nella suddetta norma si riferiscono ancora al precedente Reg. 295/1993.
Ma, alla luce di quanto riferito in merito alla natura ed efficacia dei Regolamenti comunitari, è possibile ritenere che a partire dal 12 luglio 2007 (data di entrata in vigore del Reg. Ce 1013/2006) la materia delle spedizioni transfrontaliere di rifiuti sia regolata da quest’ultima normativa che – come detto – sostituisce così automaticamente il precedente Reg. Cee, 1° febbraio 1993, n. 259, anche nei rapporti nei singoli Stati membri.

In altre parole, nonostante il legislatore statale non abbia formalmente provveduto, a seguito dell’emanazione del predetto regolamento Ce 1013/2006, e neanche successivamente in occasione del recente intervento correttivo al codice dell’ambiente con il d.lgs. 4/2008, ad aggiornare i riferimenti alla nuova normativa comunitaria del surriferito regolamento, quest’ultimo viene comunque a trovare applicazione immediata.

Peraltro, la norma di chiusura del nuovo Regolamento comunitario prevede espressamente che: “I riferimenti al
regolamento abrogato si intendono fatti al nuovo Reg. Ce 1013/2006” (cfr. art. 61 Reg. Ce 1013/2006), venendo così in soccorso di quelle legislazioni nazionali che – come la nostra – non abbiano ancora richiamato formalmente il nuovo assetto regolamentare.

2.1. Ciò premesso, può così procedersi all’individuazione delle principali disposizioni effettivamente applicabili che vanno a sostituire i singoli riferimenti alla precedente disciplina comunitaria contenuti nella norma del t.u. ambiente.

a) L’indicazione delle fonti

In primo luogo, l’art. 194 del d.lgs.152/2006 stabilisce che: “le spedizioni transfrontaliere di rifiuti sono disciplinate dai regolamenti comunitari che regolano la materia, dagli accordi bilaterali di cui all’art. 19 del Regolamento Cee 1° febbraio 1993, n. 259 e dal decreto di cui al comma 3”. Come detto, il riferimento al Reg. Cee 259/1993 va ora ricondotto al nuovo Regolamento Ce 1013/2006.

a.a) Il passaggio alla nuova normativa

E` opportuno ai presenti fini richiamare, per una migliore comprensione dell’assetto attuale, l’art. 19 della precedente disciplina comunitaria della materia che vietava le importazioni nella Comunità dei rifiuti destinati allo smaltimento tranne di quelli provenienti:
a) da Paesi EFTA aderenti alla Convenzione di Basilea;
b) da altri Paesi:
- aderenti alla Convenzione di Basilea, o
- con cui la Comunità, o la Comunità e i suoi Stati membri, hanno concluso accordi bilaterali o multilaterali compatibili con la normativa comunitaria e in conformità dell’art. 11 della Convenzione di Basilea, che garantiscano che le operazioni di smaltimento sono effettuate in un centro autorizzato e secondo i requisiti di una gestione ecologicamente corretta; - che hanno concluso accordi bilaterali con singoli Stati membri anteriormente alla data di messa in applicazione del presente regolamento, compatibili con la normativa comunitaria e in conformità dell’articolo 11 della Convenzione di Basilea, che contemplino le medesime garanzie di cui sopra e garantiscano che i rifiuti provengono dal Paese di spedizione e che lo smaltimento verrà effettuato esclusivamente nello Stato membro che ha concluso l’accordo. Gli accordi in questione devono essere notificati alla Commissione entro tre mesi a decorrere dalla data di applicazione del presente regolamento oppure dalla data di applicazione degli accordi stessi, se la seconda data è anteriore alla prima, e scadono quando vengono conclusi accordi ai sensi del secondo trattino della presente lettera, oppure - che concludono accordi bilaterali con singoli Stati membri posteriormente alla data di messa in applicazione del presente regolamento alle condizioni previste dal paragrafo 2.

Inoltre, tale norma autorizzava la stipulazione di accordi tra i singoli Stati membri ed i Paesi menzionati nell’art. 19 in base ai quali, a determinate condizioni, era consentito, in deroga alla disciplina generale, di procedere allo smaltimento di rifiuti specifici, qualora tali rifiuti non fossero gestiti in modo ecologicamente corretto nel Paese di spedizione.

La disciplina delle importazioni provenienti da Paesi terzi viene oggi regolata dall’art. 41 Reg. 1013/2006 che continua a prevede la possibilità di stipulare patti volti a disciplinare lo smaltimento di particolari tipi di rifiuti.

Va rilevato che tali pattuizioni non possono regolamentare le spedizioni transfrontaliere tra Stati che fanno parte della Comunità europea (per i quali vale esclusivamente il Regolamento) ma soltanto le relazioni che riguardano importazioni da Paesi che non ne sono membri e che possiedono i requisiti elencati nell’art. 41 (1).

Tuttavia sulla scorta dei principi generali ed in assenza di specifici divieti è possibile asserire che i patti stipulati sotto la vigenza del precedente regolamento, potranno comunque mantenere la loro validità sempre che le regole contenute al loro interno risultino compatibili con la nuova normativa comunitaria.
Per ciò che attiene invece forme di collaborazione tra gli Stati membri, il Regolamento 1013/2006, all’art. 50 comma 5, prevede solo una forma di cooperazione, finalizzata a facilitare la prevenzione e l’individuazione delle spedizioni illegali, senza prevedere, così come il precedente Regolamento, la stipulazione di accordi bilaterali funzionali alla regolamentazione delle spedizioni.

b) Le garanzie finanziarie

L’art. 194, punto 3, lett. a), rinvia, per il calcolo degli importi minimi della garanzia finanziaria, all’art. 27 del Reg. Cee 259/1993 il quale prevedeva l’obbligo di deposito di una garanzia finanziaria o di un’assicurazione corrispondente che copra le spese di trasporto, per tutte le categorie di rifiuti ricomprese nell’ambito di applicazione del Regolamento.

L’art. 6 del Reg. Ce 1013/2006, che oggi disciplina la ma teria, stabilisce l’obbligo di predisporre una garanzia finanziaria esclusivamente nel caso di spedizioni di rifiuti che debbono essere effettuate con la procedura della notifica di cui all’art. 4 e non anche nel caso in cui venga utilizzato il procedimento di spedizione di cui all’art. 18.

Tuttavia, pare possibile ritenere, data l’assenza di un divieto in tal senso, che le parti possano comunque scegliere di apprestare tale garanzia anche nel caso in cui venga effettuata la procedura di spedizione, tramite scambio di informazioni per i rifiuti non pericolosi destinati al recupero.
Inoltre, l’art. 6 non individua espressamente il soggetto beneficiario di tali garanzie, limitandosi a specificare che l’Autorità di Spedizione che ha approvato preventivamente tali garanzie (cfr. art. 6, comma 4) è autorizzata alla gestione del fondo e ad utilizzarlo per effettuare il pagamento alle Autorità interessate, ove si verificasse un pregiudizio in riferimento all’attività svolta.

Quindi, sembra possibile ritenere che destinatarie delle somme del fondo siano proprio le Autorità di spedizione e di destinazione (individuate da ogni singolo Stato membro) eventualmente danneggiate dalla procedura di spedizione dei rifiuti.

c) Le autorità competenti

L’art. 194 del d.lgs. 152/2006, al comma 5, procede, ai sensi e per gli effetti del Reg. 259/1993, all’individuazione delle Autorità competenti di spedizione di destinazione e di transito. Il suddetto Regolamento, nell’articolo dedicato alle definizioni (art. 2), conteneva un riferimento all’art. 36 che attribuiva agli Stati membri la possibilità di procedere direttamente alla designazione delle Autorità competenti per l’attuazione del Regolamento.

Il Regolamento Ce 1013/2006 all’art. 2 detta i seguenti criteri definitori per l’individuazione delle autorità competenti:

“Autorità competente di spedizione”: l’autorità competente per la zona dalla quale si prevede che la spedizione avrà inizio o nella quale essa ha inizio; “Autorità competente di destinazione”: l’autorità competente per la zona verso la quale è prevista o ha luogo la spedizione, o nella quale si effettua il carico a bordo dei rifiuti prima del recupero o dello smaltimento in una zona non soggetta alla giurisdizione di alcun paese;

“Autorità competente di transito”: l’autorità competente per qualsiasi paese, diverso da quello dell’autorità competente di spedizione o di destinazione, attraverso il cui territorio è prevista o ha luogo la spedizione di rifiuti. Al riguardo, è legittimo così ritenere che ogni Stato membro, sulla scorta dei criteri sopraindicati, possa designare specificamente in base al proprio ordinamento interno quale sia il soggetto destinato ad incarnare il ruolo di “autorità” nelle fasi previste dalla norma comunitaria.

Nel nostro ordinamento, stando alla lettera dell’art. 194, d.lgs. 152/2006 (anche se non richiama ancora il Reg.
CE1013) può ritenersi effettuata e ancora valida la scelta di attribuire, in via generale, i ruoli in parola alle regioni e alle province autonome.
Non può, però, sottacersi che l’indicazione del legislatore nazionale possa essere interpretata come volontà di devolvere i compiti in parola alle Regioni senza pretermettere, però, la eventuale ripartizione e delegazione delle funzioni amministrative (tra le quali annoverare quelle per cui è questione) che i singoli ordinamenti regionali abbiano in concreto
adottato. E` noto, infatti, come in tema di rifiuti molti ordinamenti regionali abbiano, con apposita legge regionale, delegato poteri e funzioni amministrative alle province.

Si tratterà, perciò, di discernere in base alle leggi regionali se vi possono essere state previsioni di deleghe, anche in tema di spedizioni transfrontaliere di rifiuti, dalle regioni alle province.
Si può portare ad esempio la normativa della Regione Piemonte, nella quale con legge regionale 24 ottobre 2002, n.
24, art. 3, lett. o) è stato delegato alle province il compito di rilasciare tutti i provvedimenti utili per procedere al trasporto transfrontaliero di rifiuti, in conformità al dettato del Reg. Cee 259/1993, (oggi, 1013/2006) individuando quindi, tale ente, quale Autorità (di destinazione o di spedizione a seconda dei casi) preposta alla vigilanza in tale materia. La stessa legge prevede che le province informino periodicamente le regioni sullo stato delle singole procedure di spedizione e sul quantitativo totale di rifiuti in uscita ed in entrata dall’Italia.

d) Le spese

Il riferimento fatto invece dall’art. 194, punto 3, lett. b), all’art. 33 del Reg. Cee 259/1993 deve essere aggiornato alla luce del nuovo art. 29 del Reg. Ce 1013/2006.
Tale norma prevede che possano essere poste a carico del notificatore le spese amministrative appropriate e proporzionate per l’espletamento della procedura di notifica, nonché le spese ordinarie per analisi ed ispezioni appropriate.

L’art. 29, a differenza dell’art. 33 del Reg. Cee 259/1993, non pone a carico del notificante tutte quelle spese derivanti
dalla reintroduzione dei rifiuti, comprese quelle relative alla spedizione, allo smaltimento o al recupero dei rifiuti con un metodo alternativo ecologicamente corretto ai sensi degli artt. 25 e 26, punti 3 e 4.

Tuttavia, nel nuovo regolamento esistono due specifiche norme (art. 23 ed art. 25) che si occupano di regolare la ripresa dei rifiuti da parte del notificante e le spese amministrative correlate alla procedura.

La prima norma disciplina le spese relative ad una ripresa dei rifiuti, qualora non sia stato possibile portare a termine la spedizione, specificando che queste sono a carico:

a) del notificatore individuato secondo la gerarchia stabilita nell’articolo 2, punto 15); o, qualora ciò risulti impossibile,
b) delle altre persone fisiche o giuridiche se del caso; o, qualora ciò risulti impossibile,
c) dell’autorità competente di spedizione; o, qualora ciò risulti impossibile,
d) secondo altre modalità decise dalle autorità competenti interessate.

L’art. 25, invece, regola le spese per la ripresa dei rifiuti in caso di spedizioni illegali, stabilendo, invece, che tali oneri economici potranno gravare sul notificante solo se è direttamente responsabile della procedura irregolare (cfr. art. 24, comma 2) o quando la responsabilità della spedizione illegale non può essere imputata, né al notificatore, né al destinatario e le autorità competenti interessate cooperano per assicurare che i rifiuti in questione siano recuperati o smaltiti (cfr. art. 24, comma 5).

e) La notifica alla Commissione europea

Infine, il riferimento alla procedura dell’art. 38 del Reg. Cee 259/1993, menzionata dall’art. 194, punto 6 del d.lgs. 152/2006, deve essere riletta alla luce dell’art. 56 del Reg. Cee 259/1993 che, come la precedente norma, impone agli Stati membri di notificare alla Commissione la designazione delle autorità competenti per l’attuazione del presente Regolamento, dei corrispondenti incaricati di informare e consigliare le persone o le imprese che desiderano informazioni e se del caso gli uffici doganali di entrata e di uscita dalla comunità.

Permane, in capo agli Stati membri, l’obbligo di comunicare le eventuali modifiche intervenute in tali dati trasmettendole alla Commissione in forma telematica o cartacea.

3. L’oggetto delle spedizioni e le procedure

Si rileva, in via preliminare, che la normativa di cui al Regolamento Ce 1013/2006 ha ridotto (dalle precedenti tre) a due, le procedure applicabili alla spedizione di rifiuti:

a) la prima, riguardante la spedizione di tutti i rifiuti destinati ad essere smaltiti e dei rifiuti pericolosi e semipericolosi destinati ad essere recuperati;
b) la seconda, destinata ai rifiuti non pericolosi destinati al recupero.

Tale snellimento ha comportato anche la riduzione delle corrispondenti liste dei rifiuti da tre a due:

a) una lista Ambra, per i rifiuti la cui spedizione è soggetta a notifica e consenso espresso da parte degli Stati e
b) una lista Verde, per quelli la cui spedizione è invece soggetta solo ad uno scambio di informazioni tra gli Stati interessati.

Specificazione ulteriore di queste categorie può definirsi quella lista di rifiuti, nella quale sono indicati quei rifiuti che, per effetto e nei limiti del richiamo dell’art. 36 del Reg. 1013/2006, sono esclusi da ogni forma di esportazione.

La prima procedura. La lista Ambra

Le spedizioni transfrontaliere delineate dal nuovo regolamento comunitario e inerenti i rifiuti destinati ad essere smaltiti ed i rifiuti pericolosi e semi-pericolosi destinati ad essere recuperati, resta, anche dopo la modifica normativa, caratterizzata dal c.d. “procedimento di notifica”.

In particolare, l’art. 3 del Regolamento Ce 1013/2006 specifica l’ambito di applicazione della predetta modalità di spedizione chiarendo che: “Sono soggetti alla procedura di notifica e autorizzazioni preventive scritte, previste dalle disposizioni del presente titolo, le spedizioni dei seguenti rifiuti:

a) se destinati ad operazioni di smaltimento, tutti i rifiuti;
b) se destinati ad operazioni di recupero: i ) i rifiuti elencati nell’allegato IV, che comprende fra l’altro i rifiuti elencati negli allegati II e VIII della convenzione di Basilea; ii) i rifiuti elencati nell’allegato IV A; iii) i rifiuti non classificati sotto una voce specifica degli allegati III, III B, IV o IV A; iv) le miscele di rifiuti non classificati sotto una voce specifica degli allegati III, III B, IV o IV A tranne se elencati nell’allegato III A”.

La notifica (da parte dell’operatore o soggetto procedente) ha la finalità di descrivere le caratteristiche dei rifiuti destinati allo smaltimento e deve essere indirizzata, in via preventiva, all’Autorità competente per la spedizione (es. per l’Italia, la regione o, come detto, altra autorità individuata secondo l’ordinamento regionale) che successivamente la trasmetterà all’Autorità di destinazione (es. per la Francia, occorrerà individuare quale soggetto sia stato scelto in merito).

La notifica preventiva, come stabilito dall’art. 4, del Reg. 1013/2006, prevede la trasmissione dei Documenti di notifica previsti dall’allegato A1 e dei documenti di movimento dell’allegato B1.

Tale modulistica consente la conoscenza diretta dell’origine e della composizione dei rifiuti, rendendo anche note tutte le misure volte a garantire la sicurezza dei trasporti e il rispetto delle regole che disciplinano la spedizione dei rifiuti stabilite dagli Stati membri interessati dalla singola procedura.

Sul punto, va rilevato che il precedente regolamento CEE 259/1993 non imponeva una notifica preventiva all’autorità di spedizione, stabilendone soltanto una direttamente all’autorità di destinazione. Pertanto, la procedura vigente prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento, non consentiva alcun controllo diretto sui rifiuti da parte delle Autorità competenti per le zone da cui la spedizione avrebbe avuto inizio.

In base alle modifiche apportate dal nuovo testo comunitario, si assiste ad una regolamentazione più puntuale delle procedure operative di spedizione, rispetto al precedente assetto, rivolta alla riduzione del rischio che si proceda a spedizioni di rifiuti non controllate.

L’art. 4 consente alle suddette Autorità, qualora le stesse lo ritengano opportuno, di richiedere al notificante ulteriori documenti (previsti nell’allegato II, parte 3) finalizzati ad acquisire ulteriori informazioni sui rifiuti. La stessa norma precisa che la procedura di notifica si intende debitamente compiuta allorquando: “la competente Autorità di Destinazione ha accertato che il documento di notifica e il documento di movimento sono stati compilati e
che il notificatore ha fornito le informazioni ed i documenti elencati nell’allegato II, parti 1 e 2, nonchè le informazioni ed i documenti aggiuntivi richiesti a norma del presente paragrafo di cui all’allegato II, parte 3” (art. 4, punto 3, Reg. Ce 1010/2006). Viene poi stabilito che tra il notificante ed il destinatario debba essere stipulato un contratto avente ad oggetto lo smaltimento ed il recupero dei rifiuti, contenente altresì, tra le altre clausole, anche quella che prevede l’obbligo per il notificante di riprendersi i rifiuti qualora la spedizione, lo smaltimento o il recupero non siano svolti come previsto nel documento relativo alla notifica (nel quale vanno indicate con precisione le modalità
con cui si svolgeranno le predette procedure) o vengano effettuate illegalmente a norma dell’art. 22 e dell’art. 24, paragrafo 2.

Inoltre, i soggetti che intendono effettuare le operazioni di spedizione transfrontaliera di rifiuti devono prestare idonea garanzia finanziaria o assicurativa, volta a risarcire le conseguenze economiche che potrebbero derivare dall’insuccesso o dalla mancata realizzazione della procedura.

Alla luce di quanto detto sopra, nonostante il mancato adeguamento formale della legislazione statale e ribadita altresì l’immediata applicazione dei regolamenti comunitari, i parametri a cui fare riferimento nella determinazione delle garanzie finanziarie in materia saranno quelli dell’art. 6 Regolamento Ce 1013/2006.

L’Autorità di Spedizione, nel momento in cui riceve una notifica contenente tutte le informazioni richieste dalla legge, ne trattiene una copia e provvede ad effettuare la trasmissione all’Autorità di Destinazione.

L’Autorità di Spedizione, se riscontra che la notifica non è correttamente compilata, entro tre giorni lavorativi, ha la possibilità di chiedere informazioni al notificante a norma dell’art. 4, secondo comma, punto 2.

Va altresì sottolineato che l’Autorità di Spedizione, nel medesimo termine di tre giorni lavorativi, può decidere di non inoltrare la notifica all’Autorità di Destinazione ed eventualmente, qualora lo ritenga opportuno, può sollevare obiezioni alla spedizione ai sensi degli artt. 11 e 12.

Nel caso in cui non abbia proceduto alla trasmissione della notifica, entro trenta giorni dalla sua ricezione, la stessa è tenuta, qualora venga richiesto dal notificante, a fornire una spiegazione motivata della sua condotta.

Le Autorità competenti per la destinazione e per la spedizione e per il transito dispongono di un termine di trenta giorni dalla data d’invio della notifica, per sollevare i loro rilievi riguardo la procedura di spedizione dei rifiuti destinati allo smaltimento ed al recupero.

In particolare, il nuovo Regolamento specifica che se i problemi che hanno indotto a sollevare le obiezioni non vengono prontamente risolti, l’intera procedura di notifica viene annullata e qualora si intenda comunque procedere alla spedizione sarà necessario iniziare ex novo la procedura autorizzatoria, salvo diverso accordo con le Autorità competenti (cfr. art. 11, punto 4, art. 12, punto 4 Regolamento Ce 1013/2006)

Va evidenziato che la disposizione citata colma una lacuna della precedente normativa comunitaria, la quale, pur con sentendo all’Autorità di sollevare eccezioni a seguito della notifica, (art. 7, del Regolamento Cee 259/1993) non specificava le conseguenze che derivavano dalla mancata risoluzione dei problemi che avevano indotto l’intervento dell’Autorità.

La seconda procedura. Lista Verde

La procedura di spedizione per i rifiuti ricompresi nella lista Verde, proprio perché ha come oggetto materiali non pericolosi, non viene subordinata alla realizzazione della notifica ma alla compilazione del documento di cui all’Allegato VII dello stesso Regolamento Ce 1013.

Il predetto documento non viene notificato ad alcuna Autorità ma accompagna la spedizione, rendendo più agevole
un eventuale monitoraggio della procedura.

L’art. 3, Regolamento Ce 1013/2006 individua l’ambito di applicazione, specificandone le categorie di applicazione:
“Se la quantità dei rifiuti spediti supera 20 kg, sono soggette agli obblighi generali d’informazione di cui all’articolo 18 le spedizioni dei seguenti rifiuti destinati al recupero: a) i rifiuti elencati nell’allegato III o III B, b) le miscele di rifiuti, non classificati sotto una voce specifica dell’allegato III, composte da due o più rifiuti elencati nell’allegato III, sempreché la composizione delle miscele non ne impedisca il recupero secondo metodi ecologicamente corretti e tali miscele siano elencate nell’allegato III A, a norma dell’art. 58.(…) Le spedizioni di rifiuti esplicitamente destinati alle analisi di laboratorio allo scopo di accertare le loro caratteristiche fisiche o chimiche o di determinare la loro idoneità ad operazioni di recupero o smaltimento non sono soggette alla procedura di notifica e autorizzazione preventive scritte di cui al paragrafo 1. In luogo di tale procedura si applicano le regole procedurali di cui all’art. 18 (…)”.

In particolare, chi intende avvalersi della procedura in esame, deve fornire le informazioni sulla spedizione indicando,
nel relativo documento, tutte le informazioni richieste nel modulo di cui all’Allegato VII.

Inoltre, è prevista la stipulazione di un contratto tra il soggetto che organizza la spedizione ed il destinatario incaricato del recupero dei rifiuti, con la precisazione che tale atto acquista efficacia nel momento in cui la spedizione ha inizio.

Lo stesso contratto deve obbligatoriamente contenere specifiche clausole che obbligano il destinatario a riprendere i rifiuti o assicurarne il recupero in modo alternativo, ed a provvedere, se necessario, al deposito dei rifiuti nel frattempo.

Viene prevista inoltre, per finalità di ispezione, di controllo dell’applicazione e di programmazione e statistica, che gli Stati membri possano richiedere le informazioni previste dal paragrafo 1, sulle spedizioni di cui all’art. 18, Reg. Ce 1013/2006.

Rifiuti per i quali viene esclusa l’esportazione

Per completezza espositiva, appare opportuno dar conto in sintesi della specifica disciplina che concerne quelle
categorie di rifiuti per i quali è vietata l’esportazione.

L’art. 36, inserito nel titolo rubricato: “Esportazioni dalla Comunità verso i Paesi terzi”, individua le categorie di rifiuti per le quali non è possibile procedere a procedure di spedizione stabilendo che: “Sono vietate le esportazioni dalla Comunità dei seguenti rifiuti destinati al recupero in paesi ai quali non si applica la decisione OCSE:

a) rifiuti che figurano nell’allegato V come pericolosi;
b) rifiuti che figurano nell’allegato V, parte 3;
c) rifiuti pericolosi non classificati sotto una voce specifica nell’allegato V;
d) miscele di rifiuti pericolosi e miscele di rifiuti pericolosi con rifiuti non pericolosi non classificati sotto una voce
specifica nell’allegato V;
e) rifiuti che il paese di destinazione ha notificato come rifiuti pericolosi ai sensi dell’articolo 3 della convenzione di Basilea;
f) rifiuti la cui importazione è stata vietata dal paese di destinazione; o
g) rifiuti per i quali l’autorità competente di spedizione ha motivo di ritenere che non saranno gestiti secondo i metodi ecologicamente corretti di cui all’articolo 49 nel paese di destinazione interessato”.

3.1. In particolare: il caso delle terre e rocce da scavo

Merita una specifica trattazione la disciplina da utilizzare per i materiali di cui trattasi, (dei quali è di questi tempi l’acuirsi del dibattito dottrinale e della prassi a seguito delle nuove disposizioni recate dal decreto 4/2008) in caso di spedizioni transfrontaliere di terre e rocce.

Al riguardo, si deve procedere in via preliminare a stabilire la classificazione di questi materiali, verificando se siano o meno ricompresi nelle liste di rifiuti di cui agli Allegati III e IV, rispettivamente lista Verde e lista Ambra per l’assoggettamento alle relative procedure di cui si è parlato in precedenza.

Al riguardo può affermarsi che l’inclusione delle terre e rocce in tali liste non discende dalla loro classificazione formale,
quanto dalle caratteristiche che di volta in volta presentano e che permettono di considerarle o meno pericolose, in
rapporto ai materiali indicati negli allegati III, IV.

Quale ulteriore spunto, per trarre indicazioni a sostegno dell’affermazione che precede, giova richiamare la disposizione sui materiali in questione, laddove riferiti all’esportazione nei Paesi terzi non aderenti all’OCSE.

Al riguardo l’art. 36, come è stato spiegato in precedenza, stabilisce che non possono essere oggetto di spedizione quei rifiuti, indicati come pericolosi nell’Allegato V al Reg. 1013, tra i quali sono comunque, per le ragioni di seguito esposte, al numero 17 05 03, anche le terre e rocce contenenti sostanze pericolose*.

Per conoscere, infatti, quali siano le sostanze pericolose, si dovrà far riferimento all’allegato D del t.u. ambiente, che al comma 3.4, precisa che i rifiuti che nel relativo elenco (che riproduce quello contenuto nel Regolamento1013), vengono contrassegnati da un asterisco, debbano intendersi quali rifiuti pericolosi ai sensi della direttiva 91/689 Cee.

La direttiva in questione definisce, all’art. 1, rifiuti pericolosi: “i rifiuti precisati in un elenco da stabilirsi conformemente alla procedura prevista all’articolo 18 della direttiva 75/442/Cee e basato sugli allegati I e II della presente direttiva entro i sei mesi che precedono la data di applicazione della presente direttiva. Tali rifiuti devono possedere almeno una delle caratteristiche elencate nell’allegato III (alla direttiva 91/689/Cee).

L’elenco precitato tiene conto dell’origine e della composizione dei rifiuti e eventualmente dei valori limite di concentrazione. L’elenco è riesaminato periodicamente e, se necessario, riveduto secondo la stessa procedura; qualsiasi altro rifiuto che, secondo uno Stato membro, possiede una delle caratteristiche indicate nell’allegato III. Tali casi saranno notificati alla Commissione e riesaminati conformemente alla procedura prevista all’articolo 18 della direttiva 75/442/Cee ai fini dell’adeguamento dell’elenco”.

Inoltre, l’allegato V del Regolamento Ce 1013/2006 contiene una precisa elencazione di quei materiali che se contenuti, anche in minima parte, nei rifiuti ne rendono impossibile l’esportazione ai sensi dell’art. 36 della stessa norma (a prescindere, a quanto è dato evincere, da una formale elencazione: arg., in via indiretta, ex art. 36, comma 4, Reg. 1013/2006).

Quindi, se le terre e rocce presentano le caratteristiche chimico-fisiche indicate nella direttiva 91/689 Cee, comprovanti la pericolosità di un rifiuto, o quelle dell’allegato V Reg. CE 1013/2006, non potranno essere assoggettate ad esportazione nei Paesi ai quali non si applica la decisione OCSE.

Se gli stessi materiali fossero privi delle sostanze e delle caratteristiche chimiche idonee ad identificarli come pericolosi
o comunque privi delle sostanze elencate nell’allegato V, Regolamento Ce 1013/2006, non vi sarebbero perciò ostacoli per l’assoggettamento alla procedura di spedizione dei Paesi della Comunità in altri Stati (anche non facenti parte dell’OCSE).

La detta norma consente, pertanto, di procedere alla spedizione di quei rifiuti, menzionati nel relativo elenco, ma non considerati pericolosi, tra i quali troviamo, al numero 17 05 04, anche le terre e rocce diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03.

Infatti, l’elencazione delle terre e rocce nell’allegato V, Parte II, n. 17 05 04, non dovrebbe, di per sé, pregiudicare
(nonostante l’Allegato venga rubricato Rifiuti soggetti al divieto di esportazione) la possibilità di assoggettarle alla predetta procedura, in quanto il dettato dell’art. 36 specifica che il divieto di spedizione vale solo se tali materiali risultano pericolosi.

Nota
(1) a) Paesi aderenti alla convenzione di Basilea; o b) altri Paesi con i quali la Comunità, o la Comunità ed i suoi Stati membri, hanno concluso accordi o intese bilaterali o multilaterali compatibili con la normativa comunitaria e conformi all’articolo 11 della Convenzione di Basilea; o c) altri Paesi con i quali gli Stati membri hanno concluso individualmente accordi o intese bilaterali ai sensi del paragrafo 2; o d) altri territori nei casi in cui, in via eccezionale in situazione di crisi, di ristabilimento o mantenimento della pace o in caso di guerra, non possano essere conclusi gli accordi o le intese bilaterali di cui alle lettere
b) o c), o in cui l’autorità competente del Paese di spedizione non sia stata designata o non sia in grado di agire.

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