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Le novità previdenziali del 2009 (1° parte)

S. Oddo Casano (www.ilpersonale.it 11/2/2009) - Untitled Document

In un settore, quello previdenziale, in cui la parola d’ordine pare essere quella del continuo cambiamento e la percezione delle norme ad esso inerenti quella di una notevole precarietà, sembra opportuno, a una manciata di giorni dall’inizio dell’anno in corso, effettuare una sorta di riepilogo di tutte quelle misure che, a decorrere dal 2009 appunto, saranno in applicazione.

            Le principali novità riguardano:

  • il cumulo tra redditi da lavoro e pensione maturata;
  • il sistema delle quote tra età anagrafica e anzianità contributiva;
  • le finestre di uscita per i pensionati d’anzianità e di vecchiaia;
  • l’esodo guidato nel pubblico impiego;
  • l’aumento dell’aliquota contributiva per i lavoratori parasubordinati.

Il cumulo tra redditi da lavoro e pensione maturata: dal 1° Gennaio 2009, non ci sarà più divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, di qualsiasi tipologia esso sia, autonomo o dipendente. I beneficiari sono:

  • tutti i pensionati (vecchi e futuri) titolari di un trattamento pensionistico di anzianità nel sistema retributivo o misto per i quali, in base alla normativa precedente, era prevista una trattenuta sul nuovo reddito: se derivante da attività autonoma, il 30% del reddito o, se di minore importo rispetto alla pensione, il 30% della quota eccedente il trattamento minimo (euro 5.670,00 con riferimento al 2008); se derivante da attività dipendente, l’intera pensione. Questa tipologia di pensionati, in possesso dei requisiti minimi previsti per il pensionamento (p.e. 58 anni di età e 35 di contributi entro il 30 Giugno 2009) non subirà più alcuna trattenuta sui compensi derivanti dalla nuova attività.
  • tutti i pensionati titolari di un trattamento pensionistico calcolato con il sistema contributivo (maturato, cioè, con versamenti effettuati a partire dal 1996) per i quali, in base alla normativa precedente se minori di 63 anni, era prevista una trattenuta sul nuovo reddito: se derivante da attività autonoma, il 50% della quota eccedente il trattamento minimo INPS; se derivante da attività dipendente, l’intera pensione. Il superamento dei 63 anni faceva scattare lo stesso regime di cumulo applicabile ai lavoratori autonomi. Questa tipologia di pensionati, se in possesso o dei requisiti minimi citati nel punto precedente oppure di 40 anni di contribuzione o ancora di 60 (donne)/65 (uomini) anni di età, non subirà più alcuna trattenuta sui compensi derivanti dalla nuova attività.
  • i titolari di assegno di invalidità che, in base alla normativa precedente, subivano una riduzione dell’assegno loro spettante nella misura del 25 o del 50%, a seconda che tale reddito da lavoro avesse superato quattro oppure cinque volte il trattamento minimo INPS.
  • i titolari di assegno di reversibilità che, in base alla normativa precedente, subivano una riduzione dell’assegno loro spettante nella misura del 25, del 40 oppure del 50% a seconda che il reddito assoggettabile alle trattenute IRPEF avesse superato tre, quattro oppure cinque volte il minimo previsto, a meno che non avessero condiviso il trattamento pensionistico con orfani minori.

In ogni caso, il divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro rimane ancora vigente per alcune categorie di soggetti:

  • chi, in base alla formula prevista dalla legge n. 662/1996, è un pensionato che continua a lavorare, sia pure in part time, percependo una parte di pensione e una di stipendio;
  • chi, lavoratore socialmente utile, è titolare di un trattamento provvisorio;
  • chi, impiegato nel settore del credito o di altri ben individuati, è titolare di un assegno erogato a titolo di sostegno del reddito;
  • chi, dipendente pubblico, viene riammesso in servizio nella Pubblica amministrazione, dopo un periodo di sospensione;
  • chi è titolare di un assegno pensionistico acquisito nell’ambito del sistema contributivo ma con meno di 40 anni di anzianità contributiva oppure ancor prima del compimento dell’età pensionabile, e senza possedere i requisiti previsti dalla legge n. 247/2007;
  • chi, pensionato d’invalidità o titolare di pensione di reversibilità, sia percettore di un reddito da lavoro il cui importo oltrepassi il tetto previsto dalla legge. 

Il sistema delle quote tra età anagrafica e anzianità contributiva: dal 1° Luglio 2009, il numero “magico” sarà 95, che poi aumenterà con incrementi successivi. Infatti, da quella data, i dipendenti della Pubblica Amministrazione così come quelli dipendenti da datori di lavoro privati dovranno arrivare almeno a questa quota, combinando i dati relativi alla loro età con quelli relativi agli anni dei versamenti contributivi effettuati nel tempo.

Anno

Requisiti

 

Dal 1° Luglio al 31 Dicembre 2009
e per tutto il 2010

Quota 95:
59 di età  +  36 di contributi
oppure
60 di età + 35 di contributi

 

2011 e 2012

Quota 96:
60 di età  +  36 di contributi
oppure
61 di età + 35 di contributi

 

2013 e 2014 *

Quota 97:
61 di età  +  36 di contributi
oppure
62 di età + 35 di contributi

           * Per gli anni sopra indicati, dovrà procedersi a una preliminare verifica prima di confermare la quota “97”, così come individuata dalla Legge n. 247/2007.

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