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23/11/2017 04:40
Home Articoli RIFIUTI Terre e rocce da scavo, ultime (recentissime) novità contenute nelle misure volte al sostegno dell`economia: modifiche al d.lgs. 152/2006 ss.mm. ed int. o recepimento della nuova direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/Ce?

Terre e rocce da scavo, ultime (recentissime) novità contenute nelle misure volte al sostegno dell`economia: modifiche al d.lgs. 152/2006 ss.mm. ed int. o recepimento della nuova direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/Ce?

A. Pierobon (La Gazzetta degli Enti Locali 9/2/2009) - Maggioli Editore

Con la conversione operata dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 al decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (Gazzetta Ufficiale 29 novembre 2008, n. 280, Suppl. Ordinario n. 263/L) recante `Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anticrisi il quadro strategico nazionale` all’art. 20 titolato `Norme straordinarie per la velocizzazione delle procedure esecutive di progetti facenti parte del quadro strategico nazionale e simmetrica modifica del relativo regime di contenzioso amministrativo` è stato aggiunto il seguente comma 10-sexies:

Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all`articolo 185, comma 1, dopo la lettera c), e` aggiunta la seguente:
«c-bis) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso dell`attività di costruzione, ove sia certo che il materiale sarà utilizzato a fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui e` stato scavato»;
b) all`articolo 186, comma 1, sono premesse le seguenti parole: «Fatto salvo quanto previsto dall`articolo 185».

Il suddetto decreto-legge nasce dal disegno di legge n.1972 (Camera Deputati - XVI^ legislatura), il quale disegno di legge è poi stato rimaneggiato e riproposto col n.1972-A alla Camera, mentre al Senato col n. 1315 (sempre dei firmatari Berlusconi-Tremonti) e che è stato ivi approvato in data 27 gennaio 2009.
Dalle relazioni e lavori parlamentari sembra emergere che l’articolo 20 reca`disposizioni di assoluta importanza nell’ambito del provvedimento, introducendo nuove procedure, in deroga al regime ordinario, volte a dare impulso alla realizzazione di investimenti pubblici ritenuti di particolare rilievo`. Più esattamente ciò che, stante le dichiarazioni dei relatori, sta a cuore del governo-legislatore, non è tanto l’accelerazione alla realizzazione delle opere pubbliche, bensì il garantimento del rispetto dei tempi programmati per la medesima loro realizzazione (1), il che apre (non senza certune contraddizioni linguistico-logiche) ad altre considerazioni e motivazioni, soprattutto di indole politico-programmatoria-finanziaria, che sarebbe qui un fuor d’opera affrontare.
In proposito, si veda anche il `parere della VIII^ Commissione permanente (Ambiente, territorio e lavori pubblici)` ove relativamente all’articolo 20 leggiamo:

"Valutate altresì favorevolmente le disposizioni contenute agli articoli 18, 20 e 21 in materia di finanziamento degli investimenti e velocizzazione delle relative procedure amministrative, con particolare riferimento agli investimenti infrastrutturali e all`edilizia scolastica; rilevata, peraltro, l`opportunità di cogliere l`occasione del provvedimento in esame, come richiesto anche dal mondo delle imprese e nel pieno rispetto della normativa comunitaria, per introdurre alcune disposizioni volte a rilanciare i grandi investimenti in grado di rimettere in moto il ciclo economico, ispirandosi ai principi di trasparenza ed efficacia ma soprattutto di efficienza e tempestività del procedimento amministrativo;
ritenuto che tale obiettivo vada perseguito, tra l`altro, semplificando ulteriormente - oltre a quanto già previsto dal provvedimento in esame - alcune procedure amministrative nonché imprimendo un`accelerazione straordinaria dei meccanismi di spesa e di realizzazione degli investimenti;".

Ragion per cui sembra che le modifiche di cui trattasi debbano essere contestualizzate e funzionalizzate a questi obiettivi di raggiungimento, nei tempi e con le risorse anzitempo programmati/e, della realizzazione della programmazione in materia di investimenti pubblici.
Però in prima battura va evidenziato come trattasi di una vera e propria modifica allo (impropriamente) definito “codice ambientale”, ovvero al d.lgs. 3 aprile 2006, n.152, come successivamente modificato e integrato (specialmente dal d.lgs. 16 gennaio 2008, n. 4, ma pure da recenti interventi di “fine anno” (2)) esplicante effetti di non poco rilevo tra gli operatori del settore (si pensi al settore edilizio, alle categorie di imprese dell’indotto, eccetera) inserita entro le misure che, appunto, sono state adottate al fine di sostenere l’economia nazionale, abbriviata verso la (non ancora cresciuta) acuta crisi economica.
In effetti, la modifica qui operata agli articoli 185 (Limiti al campo di applicazione) e 186 (Terre e rocce da scavo) del cit. d.lgs. 152/2006 comporta l’esclusione dalla materia dei rifiuti (ovvero dalla parte quarta del d.lgs. 152/2006) del suolo non contaminato e di altro materiale allo stato naturale escavato nel corso dell’attività di costruzione, semprecchè sia certo che questo materiale verrà utilizzato ai fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui è stato scavato.
Per cui si è provveduto ad inserire la fattispecie de qua tra quelle altre escluse, appunto, dal campo di applicazione della disciplina sui rifiuti come prevede l’art. 185, comma 1, del d.lgs. n. 152/2006. Allo stesso tempo viene modificato l’articolo 186, disciplinante il trattamento delle terre e rocce da scavo, facendo però salvo quanto previsto dall’art. 185.
Siffatta formulazione entro le clausole di esclusione che non rinviano ad altre discipline settoriali o specifiche (in quanto collocata alla lettera c-bis) e, per esempio, quale n. 6 della lettera b), come peraltro nella tecnica usata per la norma comunitaria della nuova direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE (3)), comporta una esclusione tout court.
Di più, l’esclusione (massima) diventa una ulteriore (confermativa) esclusione del fatto che la fattispecie riconduce il materiale in trattazione “fuori” dalla disciplina del rifiuto, e puranche conferma (rimanendo ferma l’esclusione “esclusiva” della lettera c) del comma 1 dell’art.1 85) che non rientra (cioè viene esclusa) anche nella disciplina delle terre e rocce da scavo di cui al successivo articolo 186 (donde un’ulteriore potenziamento dell’esclusione massima). Il che però non sembra avvenire “pacificamente” posto che le fattispecie delineate nell’art.186 (ancorché sottoprodotti) paiono complicare lo scenario, ponendosi in un complessivo rapporto di integrazione e/o specificazione rispetto alla fattispecie del materiale naturale escavato a quelle condizioni oggetto dell’esclusione (massima e potenziata, ma non certo assoluta (4)).
Viene, peraltro, fatto notare dai relatori `che tale modifica consente di recepire l’identica disposizione prevista dall’art. 2, paragrafo 1, lettera c), della nuova direttiva quadro sui rifiuti 2008/98/CE`.
La prefata disposizione comunitaria riguarda infatti le `esclusioni dall’ambito di applicazione` dalla direttiva in parola, tra altri, del (lett. c)) `suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che il materiale sarà utilizzato a fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui è stato escavato`, fermo restando altre particolarità ivi indicate per altre tipologie o per altri settori normativi.
Quindi, in prima battuta, queste disposizioni parodianti la disciplina comunitaria si atteggiano (ad avviso dei relatori) ed essere un recepimento, piuttosto che una modifica del c.d. “codice ambientale”. Ma la coesistenza tra diverse fattispecie: escluse dall’art. 185, ribadite nell’esclusione dal nuovo esordio dell’art. 186, ma comunque rinvenienti (sub species?) nell’articolato di quest’ultima norma, non brillano per la loro chiarezza.
Rimangono, comunque (e al di là di queste esclusioni o “contaminazioni” di discipline) alcune questioni operative derivanti dal presupposto della contaminazione del suolo (5), per il quale, anche sotto profili di responsabilità oltre che procedurali, sarà importante chiarire se esso sia da accertare o da diversamente dichiarare come provenienza o come attestazione che i materiali provengono da aree non interessate da attività o da eventi di potenziale contaminazione ambientale o senza bisogno di rigorose formalità, se sia obbligatorio oppure facoltativo, eccetera.
Altre (prime) condizioni derivanti da una sommaria lettura della disposizione riguardano la puntuale delimitazione/concetto/perimetrazione:
1) di materiale allo stato naturale;
2) dell’escavazione nel corso di attività di costruzione (donde la finalizzazione del materiale e dell’attività alla realizzazione di opere non solo pubbliche, ma pure private, edilizie, eccetera);
3) dell’elemento della certezza dell’utilizzo (integrale? Non integrale?) del medesimo materiale a’ fini di costruzione purchè esso materiale rimanga lo stesso (stato naturale);
4) dell’utilizzo (in via continuativa? Obiettivamente? effettivamente?) che deve avvenire (direttamente o non?) nello stesso sito di escavazione.
Proceduralmente, se siamo (come pare) a certe condizioni, per espressa scelta legislativa, fuori dal campo ambientale (rectius, del rifiuto) (6) e se entriamo invece nel contiguo settore dei lavori pubblici-edilizio-urbanistico, saranno le specifiche procedure (DIA o concessione di costruzione) che provvederanno in merito, previe le verifiche del caso.

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(1) Cfr. sia tutti i verbali dei lavori delle Commissioni, in particolare gli emendamenti approvati dalla Commissione V^ Bilancio e VI^ Finanze della Camera dei deputati, relatori, rispettivamente, On. Corsaro e On.Bernardo (specialmente in data 10 gennaio 2009) , ma pure i Dossier, per esempio citasi AS 1315 nota di lettura, Senato, gennaio 2009, n.30 ed altri.
(2) Sui quali rinviasi al nostro breve, recente, intervento `Rompicapi di fine anno` sempre in questa rubrica.
(3) Articolo 2 Esclusioni dall`ambito di applicazione. 1.Sono esclusi dall`ambito di applicazione della presente direttiva:
a) effluenti gassosi emessi in atmosfera;
b) terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non escavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno;
c) suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che il materiale sarà utilizzato a fini di costruzione allo stato naturale nello stesso sito in cui è stato escavato;
d) rifiuti radioattivi;
e) materiali esplosivi in disuso;
f) materie fecali, se non contemplate dal paragrafo 2, lettera b), paglia e altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati nell’attività agricola, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana.
2. Sono esclusi dall`ambito di applicazione della presente direttiva nella misura in cui sono contemplati da altra normativa comunitaria:
a) acque di scarico;
b) sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all`incenerimento, allo smaltimento in discarica o all`utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio;
c) carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002;
d) rifiuti risultanti dalla prospezione, dall’estrazione, dal trattamento e dall’ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave contemplati dalla direttiva 2006/21/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2006 , relativa alla gestione dei rifiuti delle industrie estrattive3.
3. Fatti salvi gli obblighi risultanti da altre normative comunitarie pertinenti, sono esclusi dall`ambito di applicazione della presente direttiva i sedimenti spostati all`interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d`acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli, se è provato che i sedimenti non sono pericolosi.
4. Disposizioni specifiche particolari o complementari a quelle della presente direttiva per disciplinare la gestione di determinate categorie di rifiuti possono essere fissate da direttive particolari.
(4) Sul punto svolgeremo una più approfondita analisi in un prossimo intervento.
(5) Andando ad altra (teoricamente connessa questione di grande rilevanza pratica), le terre e rocce da scavo debbono essere sottoposte ad analisi chimica? Posto che per l’art. 186, comma 1 per `Le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ottenute quali sottoprodotti, possono essere utilizzate per reinterri, riempimenti, rimodellazioni e rilevati purchè` occorre (lettera e)) `sia accertato che non provengono da siti contaminati o sottoposti ad interventi di bonifica ai sensi del titolo V della parte quarta del presente decreto`. Da qui ci si incanala verso la questione “bonifiche” di cui alla definizione di sito contaminato (art. 240, comma 1, lett. e)) che presuppone la sua sottoposizione a caratterizzazione per individuare i valori delle concentrazioni soglia di rischio (CSR) determinati con l’applicazione della procedura di analisi di rischio di cui all’allegato 1 alla parte quarta del decreto. Peraltro nella procedura di bonifica vanno ricercate non tutte le sostanze elencate nelle tabelle dei limiti, ma solo quelle legate alla attività inquinante (si veda l’allegato 2, selezione delle sostanze inquinanti da ricercare)….
(6) Ove questo materiale, per la contemporanea presenza di varie condizioni, non debba essere (con sicurezza) considerato un rifiuto e tantomeno non rientri nella speciale categoria delle `terre e rocce da scavo`, atteso che trattasi di materiale non conferito allo smaltimento (anche nella forma di stoccaggio perdurante nel tempo) e nemmeno avviato/avviabile al recupero, e cioè senza rinvenirsi alcuna volontà – e men che meno “sintomo” – di un volersi “disfare” del materiale, bensì in quanto trattasi (auspicabilmente da accertarsi in via preventiva) di materiale utilizzabile e da utilizzarsi (ovvero poi utilizzato) senza la necessità di preventivo trattamento o di trasformazione preliminare, in quanto i requisiti di bontà e di composizione merceologica e di qualità ambientale sono già posseduti (e soddisfatti) dal materiale prodotto dall’escavazione di una area non contaminata (e quindi trattasi di materiale non contaminato), per cui questi requisiti sono naturalmente presenti sin dalla attività dell’escavazione.

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