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21/11/2017 10:55
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Ancora sulla classificazione dei rifiuti: i rifiuti cimiteriali provenienti da esumazioni ed estumulazioni

A. Pierobon (La Gazzetta degli Enti Locali 15/12/2008) - Maggioli Editore

Per affrontare la questione in oggetto, occorre partire dal d.P.R. 15 luglio 2003, n. 254 che è il `Regolamento recante disciplina della gestione dei rifiuti sanitari a norma dell’art. 24 della l. 31 luglio 2002, n. 179` il quale contempla all’articolo 2, comma 1, lettere “e” ed “f” anche talune categorie di rifiuti cimiteriali.
Peraltro va ben tenuto presente come l’art.4 del medesimo d.P.R. 254/2003, al comma 1, dispone che `Fatto salvo quanto previsto dai seguenti articoli, alle attività di deposito temporaneo, raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, intermediazione e commercio dei rifiuti sanitari, dei rifiuti da esumazioni ed estumulazioni e dei rifiuti provenienti da altre attività cimiteriali, si applicano, in relazione alla classificazione di tali rifiuti come urbani, assimilati agli urbani, speciali, pericolosi e non pericolosi, le norme regolamentari e tecniche attuative del d.lgs. 22/1997 che disciplinano la gestione dei rifiuti`.
Più esattamente è il capo III del citato d.P.R. n. 254/2003 che disciplina i `Rifiuti da esumazione o da estumulazione, rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali, esclusi i rifiuti vegetali provenienti da aree cimiteriali, e rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento`, in particolare l’art.12 riguarda i `rifiuti da esumazione e da estumulazione` che vanno raccolti separatamente dagli altri rifiuti urbani (comma 1, dando per scontato anche con l’utilizzo della locuzione `altri` che trattasi pur sempre di rifiuti urbani), e raccolti e trasportati in appositi imballaggi a perdere, con scritta apposita, eccetera.,eccetera (comma 2). Disponendo, ove necessiti, il loro deposito in apposita area confinata entro il cimitero (comma 3) e il loro avvio a recupero o smaltimento in impianti autorizzati, `per lo smaltimento dei rifiuti urbani, in conformità ai regolamenti comunali ex articolo 21, comma 2, lettera d), dello stesso decreto legislativo` (comma 4, per cui occorre guardare anche alla disciplina regolamentare de qua). L’art. 13 riguarda i `Rifiuti provenienti da altre attività cimiteriali` più esattamente `materiali lapidei, inerti provenienti da lavori di edilizia cimiteriale, terre di scavo, murature e similari` (art. 2, comma 1, lett. f), punto 1, del Regolamento) eccetera.
Dalla lettura delle prefate disposizioni emerge che tra i rifiuti sanitari, rientrano anche taluni rifiuti cimiteriali, ancorché essi siano stati classificati come urbani, più in particolare:

  1. per la lettera e) dell’art.2, comma 1 del cit. d.P.R. 254/2003 i `rifiuti da esumazione ed estumulazione` sono `i seguenti rifiuti costituiti da parti, componenti, accessori e residui contenuti nelle casse utilizzate per inumazione o tumulazione:
    1. assi e resti delle casse utilizzate per la sepoltura;
    2. simboli religiosi, piedini, ornamenti e mezzi di movimentazione della cassa (ad esempio maniglie);
    3. avanzi di indumenti, imbottiture e similari;
    4. resti non mortali di elementi biodegradabili inseriti nel cofano;
    5. resti metallici di casse (ad esempio zinco, piombo);"
  2. per la lettera f) del cit. d.P.R. 254/2003 i `rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali` sono `i seguenti rifiuti derivanti da attività cimiteriali:
    1. materiali lapidei, inerti provenienti da lavori di edilizia cimiteriale, terre di scavo, smurature e similari;
    2. altri oggetti metallici o non metallici asportati prima della cremazione, tumulazione od inumazione.

Si noti come alla lettera g) della surriferita disposizione si rinvenga altresì la nozione di rifiuti sanitari non pericolosi assimilati ai rifiuti urbani dettagliatamente ivi indicati.
Rimane però la necessità di coordinare la nozione di rifiuti cimiteriali inserita nella normativa sui rifiuti sanitari con la nozione contenuta nella normativa sui rifiuti di cui alla parte quarta del d.lgs. 152/2006.
Infatti, per il d.lgs. 152/2006 all’ articolo 184,comma 2 troviamo la “Classificazione” dei rifiuti urbani, e, per quel che qui rileva interessano le seguenti classi:
`e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), c) ed e).`.
I rifiuti di che trattasi, provenienti da esumazioni ed estumulazioni, sono quindi, ai sensi dell’articolo 184, comma 2, lettera f), legislativamente classificati come rifiuti urbani, pertanto, il codice dell’Elenco europeo dei rifiuti da attribuire ad essi sembra da ricercarsi nel Capitolo 20 `Rifiuti urbani (rifiuti domestici ed assimilabili prodotti dalle attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata`.
Più specificatamente, ricorrendo alle note metodiche classificatorie, occorre riguardare, in primo luogo alla tipologia del rifiuto (da considerarsi urbano o assimilabile agli urbani) e, in secondo luogo, alla provenienza (all’origine) di questi rifiuti che, ad ogni evidenza, provengono dalle attività delle istituzioni pubbliche entro le quali i cimiteri sono sicuramente da annoverare.
Per quanto riguarda il primo punto, a nostro avviso trattasi di rifiuti urbani tout court.
Ed è solo per scrupolo o per evitare complicazioni da stratificazioni (a vario livello) di disciplina e/o di scelte gestionali comunali, che occorre anche guardare alla eventuale dichiarazione di assimilabilità dei rifiuti speciali assimilabili agli urbani, così come formalmente adottata dal Comune, il che – come noto - può avvenire:

  1. con apposita delibera del Consiglio Comunale;
  2. in sede di regolamento per la gestione dei servizi;
  3. in sede di regolamento t.a.r.s.u. o T.i.a.

Per quanto considerato, non appare, quindi, sotto più profili, essere corretta l’attribuzione di un codice del Capitolo 18 “Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario“ e, nello specifico, il codice pericoloso 180103* ovvero di “rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni”.
Tra altro va notato come il voler considerare un codice diverso dalla “famiglia” del CER 20 sembra essere in contraddizione col criterio di origine (da attività istituzionale si è detto e, peraltro, atteso l’ambito “cimiteriale” trattasi indubitabilmente di attività assolutamente connotata da un regime c.d. autoritativo pubblico e svolto monopolisticamente).
Inoltre, il CER 180103 è contemplato dall’allegato I (art. 2, comma 1, lett. a)) `Tipologie di rifiuti sanitari e loro classificazione – elenco esemplificativo-`, ai seguenti punti:

  • al punto 1. come aventi composizione di `rifiuti a rischio infettivo di cui all’art. 2, comma 1, lett.d)` e non inseriti fra la tipologia del rifiuto di cui
    trattasi e considerati nel regime giuridico di `pericolosi a rischio infettivo`;
  • al punto 1-bis come `rifiuti provenienti dallo svolgimento di attività di ricerca e di diagnostica batteriologica CER 180103 o 180202`;
  • al punto 2 come `rifiuti taglienti` al medesimo CER;
  • al punto 3 come `organi e parti anatomiche non riconoscibili.Piccoli animali da esperimento` al medesimo CER e nel regime giuridico di `rifiuti sanitari che richiedono particolari sistemi di gestione. Pericolosi a rischio infettivo`.

Il che conferma, anche per esclusione, ancorché da un elenco esemplificativo, ma significativo, la riconduzione al CER 20 di siffatti rifiuti.
Se poi i rifiuti di che trattasi fossero pure costituiti sia da rifiuti biodegradabili (cofani funebri in legno, avanzi di indumenti, resti non mortali di elementi biodegradabili), sia da rifiuti non biodegradabili (simboli religiosi, piedini, maniglie, elementi metallici, imbottiture in materiale sintetico, resti metallici di casse) si ritiene che il codice da attribuire a questi rifiuti cimiteriali misti, non separati nelle diverse frazioni merceologiche, andrebbe correttamente ricercato nel sub capitolo 20 03 ”Altri rifiuti urbani” e, in particolare, in assenza di un codice specifico, andrebbe assegnato il codice aspecifico 20 03 99 “ rifiuti urbani non specificati altrimenti”.
Per cui non appare essere corretta l’attribuzione di un codice del sub capitolo 20 02 “rifiuti prodotti da giardini e parchi (inclusi i rifiuti provenienti da cimiteri)”, ed, in particolare, in presenza di un rifiuto non completamente biodegradabile, del codice 20 02 03 “altri rifiuti non biodegradabili”.
Va, infatti, rilevato che il sub capitolo 20 02 si riferisce a rifiuti provenienti essenzialmente da giardini e parchi, inclusi anche i cimiteri, ma per quest’ultimi i rifiuti da considerarsi sono solo quelli assimilabili alla tipologia di rifiuti prodotti da giardini e parchi (articolo 184, comma 2, lettera e)) – ovvero, per esemplificare: rifiuti vegetali, da sfalcio, fiori e piante provenienti, anche per dismissione, dall’area cimiteriale e così via - e non certamente quelli provenienti da esumazioni ed estumulazione.
Rimane poi fermo quanto dianzi segnalato ovvero che la raccolta dei rifiuti cimiteriali debba svolgersi separatamente rispetto a quella degli altri rifiuti urbani, utilizzando (ove necessiti) appositi e distinti contenitori e/o imballaggi, e secondo altre modalità gestionali sul deposito, eccetera, eccetera.

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